Osman Kavala, chi è il “nemico” del leader turco Erdogan

Ad ottobre Ankara aveva allontanato dieci ambasciatori firmatari di un appello in difesa dell'imprenditore, prigioniero politico dal 2017

Recep Tayyip Erdogan Osman Kavala
Foto Wikimedia Commons | Dipartimento di Stato americano
newsby Alessandro Boldrini25 Aprile 2022


È stato condannato all’ergastolo ostativo Osman Kavala, il filantropo e premiato attivista per i diritti umani turco accusato di aver “tentato di rovesciare il governo” con il suo sostegno alle proteste anti-governative di Gezi Park a Istanbul nel 2013.

Lo hanno deciso i giudici del tribunale di Caglayan, in Turchia, al termine dell’udienza conclusiva del processo che si è tenuta oggi. In carcere da 1.637 giorni, l’imprenditore è noto soprattutto per essere un oppositore del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. E, proprio per questa lunga detenzione, Kavala è ritenuto a tutti gli effetti un prigioniero politico. La sua vicenda è stata inoltre al centro di incidenti diplomatici fra Ankara e altre cancellerie.

Osman Kavala, ritratto del filantropo anti-Erdogan

Lo scorso ottobre, ad esempio, la Turchia aveva dichiarato dieci ambasciatori occidentali “persona non grata” in risposta alla loro decisione di firmare un appello per la liberazione di Kavala (nella foto sotto). Fra i diplomatici coinvolti c’erano anche i rappresentanti di Usa, Francia e Germania.

Osman Kavala
Foto Wikimedia Commons | Janbazian (CC BY-SA 4.0)

“Ho ordinato al nostro ministro degli Esteri di dichiarare al più presto questi dieci ambasciatori come persona non grata – aveva annunciato Erdogan –. Vanno a coricarsi, si svegliano e pensano a Kavala. Kavala è il rappresentante turco di Soros. Dieci ambasciatori si recano al ministero degli Esteri per lui: che impudenza! Impareranno a conoscere e capire la Turchia o dovranno andarsene”.

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Ma chi è Osman Kavala? Nato a Parigi il 2 ottobre 1957, Kavala è fondatore e presidente del Cda di Anadolu Kültür, un’organizzazione culturale e artistica senza scopo di lucro con sede a Istanbul. Più volte arrestato e assolto, dal 2017, nonostante i numerosi appelli, la detenzione del filantropo turco non si è (quasi) mai interrotta a causa delle rinnovate accuse di cospirazione.

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Detenzione preventiva che la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva chiesto di sospendere con una sentenza ormai passata in giudicato. Secondo i giudici, infatti, “le misure prese contro di lui perseguivano un ulteriore scopo, vale a dire ridurlo al silenzio come attivista delle Ong; oltre che come “difensore dei diritti umani”. Nonché per “dissuadere altre persone dall’intraprendere tali attività e per paralizzare la società civile nel Paese”.

Proteste Gezi Park 2013
Foto Wikimedia Commons | VikiPicture (CC BY-SA 3.0)

La Corte di Strasburgo aveva infine intimato ad Ankara di adoperarsi per il rilascio immediato dell’imprenditore, recluso dal 1° novembre 2017 nel carcere di massima sicurezza di Silivri. Sempre oggi, i giudici turchi hanno inflitto 18 anni di carcere ad altri sei attivisti, per i quali scatta ora la detenzione. In totale gli imputati erano 54, compresi 40 tifosi del Besiktas anche loro rinviati a giudizio per gli scontri di Gezi Park.


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