Extinction Rebellion, attivisti incatenati a La Sapienza contro Eni

"L'università spenderà 40 milioni per stipulare contratti di ricerca e dottorato con aziende che inquinano"

newsby Teresa Ciliberto6 Aprile 2022



Incatenati davanti i vari ingressi della città universitaria La Sapienza di Roma per condannare gli accordi tra l’ateneo e i colossi Eni e Leonardo Spa. Gli attivisti di Extinction Rebellion si sono dati appuntamento questa mattina presto davanti l’ingresso a Piazzale Aldo Moro, portando con sé cartelli, catene e un piccolo ‘distributore’ Eni con la scritta ‘Fake Green’. “Siamo qui davanti perché la nostra università ha deciso di sfruttare 40 milioni tra Pnrr e tasse universitarie per stipulare contratti di ricerca e dottorato con aziende che inquinano o progettano armi. Per noi questi sono contratti vergognosi e non possono esistere in un’Università libera“, spiega Francesco di Extinction Rebellion. Un’azione che ha coinvolto non solo la Capitale, ma anche altre città italiane.

Extinction Rebellion: “L’Italia sta portando avanti un modello di crescita che non è sostenibile”

Francesco ha parlato anche dell’incontro tra gli attivisti di Extinction Rebellion e Roberto Cingolani, il ministro della transizione ecologica. “L’incontro con il ministro Cingolani non è stato soddisfacente, perché lui è stato molto paternalista nei toni. Inoltre, alle parole non sono seguiti molti fatti. La direzione in cui sta andando adesso l’Italia prevede il ritorno al carbone e un uso massiccio dei combustibili fossili, che sono all’origine della crisi in cui ci troviamo. Il nostro Paese sta portando avanti un modello di crescita e sviluppo che non è sostenibile. L’imperativo c’è, ma secondo noi manca la volontà politica. Non vediamo delle azioni concrete e ci chiediamo quando arriveranno“.


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