Privacy, ProPublica: “Così WhatsApp può leggere i messaggi nelle chat”

La crittografia end-to-end dell’app di messaggistica non sarebbe inviolabile. L’organizzazione giornalistica: “L’azienda ha oltre mille dipendenti pagati per vagliare i contenuti delle conversazioni”

WhatsApp Web e Desktop: lo smartphone vicino non serve più
Simbolo di WhatsApp (Pixabay)
newsby Alessandro Boldrini8 Settembre 2021


L’organizzazione di giornalismo investigativo ProPublica sgancia una ‘bomba’ su WhatsApp, l’applicazione di messaggistica più famosa del mondo. Secondo la testata americana, infatti, la crittografia end-to-end sponsorizzata dal gruppo Facebook (proprietario dell’app) non sarebbe del tutto inviolabile, come invece dichiarato pubblicamente da Mark Zuckerberg.

L’inchiesta svela inoltre che WhatsApp paga oltre un migliaio di documenti proprio per leggere i messaggi condivisi dagli utenti nelle chat. In particolare tutti quei messaggi che l’intelligenza artificiale dell’app segnala come problematici e hanno perciò bisogno di essere verificati. Si tratta in particolar modo di contenuti pedopornografici, potenziali minacce alla sicurezza (come attentati terroristici), ma anche frodi e spam.

Whatsapp e il vaglio dei contenuti

“WhatsApp ha più di mille lavoratori a contratto che riempiono edifici ad Austin, in Texas, a Dublino e Singapore, col fine di esaminare milioni di contenuti. Seduti ai computer e organizzati per incarichi, questi appaltatori utilizzano uno speciale software di Facebook per vagliare flussi di messaggi privati, immagini e video che sono stati segnalati come impropri e quindi vagliati dai sistemi di intelligenza artificiale interni”, scrive ProPublica.

Si tratta quindi dell’esatto contrario di quanto dichiarato finora dal Ceo di Facebook. Zuckerberg ha infatti sempre sostenuto che la crittografia end-to-end impedisce perfino a WhatsApp stessa di leggere cosa scrivono i suoi utenti. Sulla carta, questo tipo di tutela della privacy permette di codificare i messaggi al momento dell’invio per poi essere sbloccati una volta giunti al destinatario.

Woog: “Sempre rispettata la privacy”

L’indagine giornalistica è scattata dopo la denuncia presentata nel 2020 proprio da una denuncia di ProPublica. L’associazione investigativa aveva infatti segnalato alla Securities and Exchange Commission degli Usa che l’applicazione di messaggistica si serve di appaltatori esterni e sistemi di intelligenza artificiale per esaminare messaggi, fotografie e video nelle chat.

Carl Woog, direttore della comunicazione di WhatsApp, ha dichiarato a ProPublica che i team di appaltatori esaminano i messaggi per identificare e rimuovere contenuti illeciti. Ma ha anche spiegato che “WhatsApp è un’ancora di salvezza per milioni di persone in tutto il mondo. Le decisioni che prendiamo sono sempre incentrate sulla privacy anche quando preveniamo e limitiamo gli abusi.


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