Perché YouTube funziona ancora in Russia?

Il ministro per lo sviluppo digitale, Maksut Igorevič Šadaey, ha dichiarato che bloccare la piattaforma potrebbe danneggiare gli utenti russi

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Foto Pixabay | Mizter_X94
newsby Alessandro Bolzani17 Maggio 2022


Dall’inizio della guerra in Ucraina, la Russia ha bloccato vari social media e piattaforme online, tra cui Facebook e Instagram. Tuttavia, YouTube funziona ancora e sembra improbabile che la situazione cambierà nei prossimi mesi. Il ministro per lo sviluppo digitale, Maksut Igorevič Šadaey, ha dichiarato che una simile azione potrebbe danneggiare gli utenti russi e pertanto sarebbe meglio evitarla. Negli scorsi mesi, Mosca aveva multato più volte YouTube per la scelta di non cancellare alcuni contenuti ritenuti illegali dal Cremlino e per aver limitato l’accesso ad alcuni media russi.

La scelta di non bloccare YouTube

Con circa 90 milioni di utenti mensili, YouTube è ancora molto popolare in Russia e gioca un ruolo importante nell’economia digitale del Paese. Inoltre, non è disponibile una piattaforma alternativa e “made in Russia” (non si può dire lo stesso per altri social media). “Non pianifichiamo di chiudere YouTube”, ha affermato Šadaey durante un forum. “Prima di limitare l’accesso a una piattaforma dobbiamo sempre cercare di capire quale impatto potrebbe avere una simile azione sull’utenza russa”, ha aggiunto. Ha poi sottolineato che la competizione è l’anima del progresso e che bloccare una piattaforma è sempre una misura estrema. Interpellata da Reuters, Google non ha commentato in alcun modo la decisione della Russia.

Oltre a YouTube, un’altra piattaforma molto popolare che il Cremlino ha lasciato libera è WhatsApp. In Russia, l’applicazione di messaggistica istantanea può contare su un bacino di utenza di 84 milioni di utenti e una suo eventuale blocco potrebbe avere un impatto non indifferente. Dopotutto, il popolo russo ha già ricevuto un duro colpo a causa delle sanzioni internazionali e il governo non sembra intenzionato a tirare la corda più del necessario (almeno su questo fronte). Le piattaforme bloccate finora avevano un bacino di utenti meno ampio rispetto a quello di YouTube e WhatsApp e dunque è stato più semplice bloccarle senza rischiare di alimentare troppo il malumore.


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