Paura di restare soli: se la soluzione fosse un robot?

Un robot per amico.

Non è il titolo di un nuovo telefilm, bensì la soluzione che secondo alcuni ricercatori potrebbe aiutare a risolvere uno dei problemi che più di altri dilaga nel Mondo: la solitudine.

Intelligenza artificiale e tecnologia avanzata possono, infatti, essere utilizzati come strumenti pratici a servizio dell’uomo, al quale possono offrire assistenza, compagnia e sostegno.

Non ci credete? Alcuni universitari ne sono sicuri.

Un robot per combattere la solitudine

Le prestigiose Università di Auckland, Duke e Cornell hanno redatto un rapporto pubblicato sul numero della rivista Science Robotics pubblicato lo scorso 12 luglio e nel quale viene spiegato come i robot potrebbero davvero diventare i “migliori amici” dell’uomo.

Uno scenario curioso, ma attuale, e che ha spinto i ricercatori dei tre atenei a fornire delle considerazioni etiche relative a questo tema, esortando tutte le parti interessate a riunirsi al più presto, al fine di sviluppare delle linee guida da poter seguire e utili a regolamentare questo processo.

Robot tende la sua mano
Immagine | Unsplash @PossessedPhotography – Newsby.it

A spiegarlo è stato Murali Doraiswamy, professore di psichiatria e geriatria alla Duke University, componente del Duke Institute for Brain Sciences e possessore di una laurea in medicina e chirurgia, oltre che membro del Reale Collegio dei Medici:

“Tutte le ricerche condotte fino a questo momento indicano che avere un amico reale è sicuramente la soluzione migliore per la salute e il benessere di un uomo. Fino a quando la società non darà priorità alla connessione sociale e all’assistenza agli anziani però, i robot potrebbero rappresentare una soluzione concreta per milioni di persone isolate”.

È, infatti, un dato reale quello che dimostra come gli statunitensi che si dichiarano privi di amici stretti siano  quadruplicati dal 1990 a oggi, come sottolineato dal Survey Center on American Life.

Ciò ha comportato un aumento considerevole del livello di solitudine, così come è accaduto anche in molte altre parti del Mondo negli ultimi trenta e più anni.

Nonostante oggi ci si sia abituati a vivere in una società globalizzata, l’isolamento sociale è una condizione che persiste e che, anzi, si è addirittura acuita.

Le persone sempre più spesso si sentono sole e sempre più sole lo sono per davvero.

Si stima che questo scenario possa colpire un terzo della popolazione mondiale, comportando gravissime conseguenze anche per la salute.

Vivere soli, senza interagire costantemente con altre persone, può aumentare il rischio di sviluppare malattie mentali, demenza, obesità e, in casi molto estremi, essere la concausa di una morte prematura.

Per questo, in assenza di un amico in carne e ossa, un robot potrebbe rivelarsi una soluzione di rimpiazzo, ma comunque provvidenziale.

Ad affermarlo è Elizabeth Broadbent, professoressa di medicina psicologica alla Waipapa Taumata Rau, l’Università di Auckland:

“L’intelligenza artificiale offre interessanti opportunità per fornire ai robot maggiori capacità di costruire connessioni sociali, ma dobbiamo stare attenti a stabilire delle regole che possano essere considerate morali e affidabili”.

Questo resta, infatti, un tema fondamentale. Fino a dove è lecito spingersi? Dove l’azione morale incontra la sua fine?

Robot che utilizzano l’intelligenza artificiale generativa (come quella usata da ChatGPT, per intenderci) sono in grado di intrattenere conversazioni più spontanee con gli esseri umani, imitando addirittura le voci di persone reali, ancora in vita oppure ormai decedute.

Tutto ciò basandosi su modelli linguistici di grandi dimensioni e che consentono loro di sostituirsi di fatto, almeno per quanto riguarda alcune azioni, agli esseri umani.

Per questo, i robot potrebbero rivelarsi degli amici utili.

Un sondaggio Sermo condotto su 307 operatori sanitari tra Europa e Stati Uniti d’America lo dimostra.

Il 69% dei medici intervistati concorda, infatti, sul fatto che i robot potrebbero fornire efficacemente compagnia, aiutando così a limitare i casi di isolamento e riuscendo potenzialmente anche a migliorare la salute mentale e fisica delle persone accanto alle quali vengono posti.

Non solo. Il 70% dei medici ritiene anche che il costo relativo a questi robot dovrebbe essere sostenuto dalle diverse compagnie assicurative, nel momento in cui il loro utilizzo si dimostri efficace in termini medici.

Un’efficacia che, in qualche misura, è già stata rilevata.

I primi risultati condotti da alcuni scienziati coinvolti nello studio dimostrano, infatti, come i robot siano d’aiuto nel ridurre lo stress e promuovere la guarigione della pelle dopo una ferita lieve.

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