Coronavirus, ripetitori incendiati in Regno Unito per paura del 5G

Le false teorie della cospirazione circolate online, che collegano la propagazione del Coronavirus e la rete 5G, hanno portato ingenti danni ad alcune torri radio britanniche che fornivano internet a migliaia di persone

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newsby Lorenzo Grossi6 Aprile 2020


Diversi ripetitori di telefonia mobile sono stati incendiati nel Regno Unito negli ultimi giorni. Motivo: la diffusione delle teorie della cospirazione online che collegano la tecnologia 5G alla pandemia di Coronavirus. Nelle ultime 24 ore, infatti, sono ben quattro gli alberi di telefonia mobile di Vodafone che hanno subìto danni ingenti, come ha riportato un portavoce della compagnia aerea britannica alla CNBC. Le riprese video diffuse online la scorsa settimana mostrano una torre (che non era però un albero 5G) bruciata a Birmingham che forniva la connettività a migliaia di persone nell’area; gli ingegneri stanno valutando la causa dell’incendio, aggiungendo che si trattava un “probabile” incendio doloso e che, in tal caso, l’azienda avrebbe lavorato con la polizia locale per identificare i colpevoli.

Psicosi sui social sul legame tra 5G e Coronavirus

Fatto sta che sui social media impazzano le teorie sulla cospirazione. Su Twitter è visibile un video che mostra una donna molestare degli ingegneri delle telecomunicazioni mentre posano dei cavi in ​​fibra ottica 5G, la quinta generazione di Internet mobile. La donna si chiede perché gli ingegneri stiano lavorando e afferma che la tecnologia “uccide le persone”. Su Facebook ci sono una moltitudine di post che affermano che l’epidemia di Coronavirus sia causata dal 5G. Molti infatti sostengono l’idea che il Coronavirus abbia avuto origine a Wuhan proprio perché la città cinese aveva implementato reti 5G lo scorso anno. Non solo gente comune, però. Anche le celebrità hanno attirato critiche per la promozione di affermazioni di questo genere. Il giudice del talent show britannico Amanda Holden ha condiviso una petizione per chiedere che il 5G venga bandito in un tweet, poi cancellato, mentre l’attore statunitense Woody Harrelson ha pubblicato su Instagram la teoria della cospirazione, sostenendo che “molti dei miei amici hanno parlato degli effetti negativi di 5G”.

Le falsità e il problema della sicurezza nazionale

Naturalmente non esistono prove a sostegno di tali affermazioni. L’ente benefico britannico di verifica dei fatti Full Fact sottolinea che ci sono molti luoghi colpiti dal Coronavirus in cui l’infrastruttura 5G non è ancora implementata. L’Iran, ad esempio, non ha lanciato il 5G, ma è tra i paesi più colpiti. Stephen Powis, direttore medico nazionale per l’Inghilterra, ha etichettato le teorie della cospirazione del 5G come “il peggior tipo di notizie false”. “Sono assolutamente indignato, assolutamente disgustato dal fatto che la gente si muoverà contro la stessa infrastruttura di cui abbiamo bisogno per rispondere a questa emergenza sanitaria”, ha affermato Powis. “È immondizia assoluta e totale”.

Disinformazione su 5G e coronavirus

Il segretario alla cultura britannico, Oliver Dowden, incontrerà questa settimana le società di social media per discutere della diffusione della disinformazione su 5G e COVID-19. “Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di danni penali alle antenne telefoniche e di abusi degli ingegneri delle telecomunicazioni apparentemente ispirati dalle teorie della cospirazione che circolano online. I responsabili di atti criminali dovranno affrontare l’intera forza della legge”, ha detto un portavoce del governo alla CNBC. “Dobbiamo anche vedere le società di social media per agire in modo responsabile e intraprendere azioni molto più rapide per fermare la diffusione di sciocchezze sulle loro piattaforme che incoraggiano tali atti. Il segretario alla Cultura si incontrerà con le aziende questa settimana per discuterne”. Il capo britannico di Vodafone, Nick Jeffery, ha definito le storie online che collegano il Coronavirus al 5G “totalmente prive di fondamento” e ha annunciato che polizia e le autorità antiterrorismo stanno indagando perché, ha detto, “si tratta di una questione di sicurezza nazionale”.


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