José Mourinho e la Roma: come l’araba fenice o fischi per fiaschi?

Dopo i successi a inizio carriera, gli ultimi anni sono stati deludenti, anche se Mourinho è riuscito sempre a vincere qualcosa. Ora per dimostrare che non è “finito” arriva su una panchina che scotta

newsby Redazione8 Luglio 2021



Per un periodo José Mourinho è stato uno degli allenatori più di successo al mondo. Ancora i tifosi nerazzurri ricordano il leggendario “Triplete” del 2010. Quelli del Porto, invece, gli anni d’oro con la vittoria della Champions League nel 2004. Il suo arrivo al Chelsea fece ottenere alla squadra il primo titolo in Premier League dopo cinquant’anni dall’ultimo successo.

Non sorprende che il suo arrivo alla Roma abbia suscitato l’entusiasmo dei tifosi, che sperano in una delle sue imprese. E tornare magari a vincere il campionato, che manca dal 2001, o comunque un trofeo, che dopo la Coppa Italia 2007/08 non è più arrivato. Mourinho è l’uomo adatto? Presto per dirlo, anche perché gli ultimi anni di carriera dell’allenatore portoghese sono stati in “chiaroscuro”.

I risultati “deludenti” per uno come Mourinho

Dopo il Triplete, con il Real Madrid sono iniziati i “dolori”. Ritenuto insufficiente l’apporto di Mourinho in due stagioni. Un solo campionato vinto e due eliminazioni in semifinale di Champions League. E una per mano dell’avversaria Barcellona.

Anche il ritorno in Premier League sulla panchina del Chelsea nel 2013 è stato avaro di soddisfazioni in campionato e in Champions. Ma lo “Special One” non è rimasto a mani vuote e ha comunque conquistato una Premier. Tuttavia il disastroso inizio della terza stagione alla guida della squadra londinese ha portato alla rescissione del contratto dopo pochi mesi.

Due esoneri consecutivi

Anche al Manchester United non si può dire che Mourinho sia rimasto a mani vuote: ha infatti vinto la Coppa Uefa nel 2016. Sicuramente non siamo ai livelli del passato, ma anche la squadra non era certo l’Inter del 2009-2010. L’anno dopo ha riacceso la speranza dei tifosi dei Red Devils con un secondo posto in campionato. Il 2018 però ha iniziato in maniera disastrosa, con la media punti più bassa per lo United dal 1990, ed è stato esonerato.

Un altro esonero sarebbe poi arrivato l’anno successivo, dalla panchina del Tottenham. Eppure Mourinho ha portato la squadra in finale di Coppa di Lega. Ma la dirigenza non gli ha perdonato il settimo posto in campionato e l’eliminazione agli ottavi in Europa League.

E adesso cosa aspetta Mourinho?

È presto per dirlo. Gli ultimi due anni sono stati avari di soddisfazioni per lo “Special One”. Tuttavia, a parte l’esperienza con il Tottenham, un risultato tra campionato e Europa League l’ha sempre portato a casa. Certo è difficile fare un paragone con il record del Triplete.

Io sono una vittima di come la gente mi guarda”, ha detto appena arrivato a Trigoria. “Quello che per me è un disastro magari qualcuno non l’ha mai fatto nella vita”. Una frase che ricorda gli “zero tituli” di alcuni anni fa. Eppure Mourinho sembra aver perso il suo tocco magico. O quantomeno non allena più squadre della qualità adatta per avere certe ambizioni.

Mourinho: “Sono a Roma per lavorare, non per fare il turista

Un altro fattore di rischio nel rapporto tra Special One e Roma è “l’inquietudine” della società giallorossa con gli allenatori. Dal 2010 al 2021 sulla panchina della Roma sono passati nove allenatori diversi. Insomma, dopo due esoneri Mourinho dovrà smentire sul campo chi lo dà per “bollito”. Ma dovrà farlo su una panchina che “scotta”. E Mourinho ne è consapevole.

“È una città con un grande passato, è una responsabilità: ma son qui per lavorare, non per fare il turista“. Sono state queste, infatti, le parole del neo allenatore della Roma, nel corso della conferenza stampa di presentazione a Roma nella Terrazza Caffarelli del Campidoglio.


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