Bologna, la storia di Juwara: dal barcone al gol che ha punito l’Inter

L’eroe di Inter-Bologna è arrivato in Italia dal Gambia il 10 giugno 2016 senza genitori. Musa Juwara inizia a giocare in Basilicata: il suo allenatore diventa il tutore legale e poi il genitore affidatario

Musa Juwara, attaccante del Bologna. Credit immagine: Twitter
Musa Juwara, attaccante del Bologna. Credit immagine: Twitter
newsby Lorenzo Grossi6 Luglio 2020


È una storia davvero particolare quella di Musa Juwara, l’eroe di Inter-Bologna che ha trascinato i rossoblù ai tre punti contro la squadra di Antonio Conte a San Siro. L’attaccante gambiano classe 2001, che ha segnato la sua prima rete in serie A contro i nerazzurri, attraversò il 10 giugno 2016 il Mediterraneo da solo, in cerca di speranza e senza i genitori biologici: il barcone su cui era a bordo venne assistito dalla nave di una Ong tedesca, la Fgs Frankfurt, e Juwara, insieme agli altri compagni di viaggio, sbarcò sulle coste messinesi.

Dai primi lavoretti all’incontro con Vitantonio Summa: Juwara non ha dimenticato chi lo ha aiutato

Da lì la sua avventura italiana è simile a quella dei circa 25.000 minori non accompagnati che ogni estate arrivano nel nostro Paese: Juwara viene portato in un centro di accoglienza a Ruoti, in Basilicata, nella provincia potentina trova anche i primi lavoretti per mantenersi e inizia a giocare a calcio nella locale Virtus Avigliano. Qui arriva un altro incontro che gli cambia la vita: quello con l’allenatore Vitantonio Summa, che ne diventa prima tutore legale e poi, insieme alla moglie, genitore affidatario. Inevitabilmente, dopo il gol di San Siro, la prima dedica è andata lì: “Prima di tutto devo ringraziare Sinisa Mihajlovic, perché merita i complimenti per mandare in campo un giovane come me contro l’Inter. Poi voglio dedicare il gol alla mia famiglia e a tutti quelli che mi hanno aiutato ad arrivare qua”.

Sui campi della Basilicata, seguito da papà Vitantonio, Musa corre, dribbla e segna. E dopo aver vinto il campionato regionale attrae attenzioni importanti: lo seleziona il Chievo, che lo porta nel settore giovanile gialloblù dove verrà aggregato (sotto età) alla Primavera. Il calcio diventa mese dopo mese il suo mestiere, oltre che la sua passione. Niente più lavoretti, si suda in allenamento per cercarsi un posto al sole, con un sogno chiamato serie A. Gioca un Torneo di Viareggio in prestito al Torino, che gli fa una corte serrata; il Chievo se lo tiene stretto, anche dopo l’ingresso nel 2018 nella lista dei migliori talenti della Next Generation, e nell’estate 2019 arriva il Bologna ad acquistarlo per 500mila euro.

Mihajlovic: “Quando lui va in campo non ha paura”

“È un bravissimo ragazzo, educato e molto emotivo, ma quando va in campo non ha paura”, ha raccontato Mihajlovic dopo la rete contro l’Inter, un sinistro secco nell’angolino che ha piegato le mani di Handanovic. Un carattere frutto anche di un percorso di vita complicato, tortuoso, dove le paure sono state ben altre rispetto alle responsabilità di un gol da segnare. “Non pensavo di entrare in campo contro l’Inter”, ha ammesso Juwara, con il suo sorriso disarmante, “ma Sinisa mi ha dato fiducia e questo gol è un sogno che porterò con me per tutta la vita”. Pensando anche a quell’estate passata attraversando il Mediterraneo, in cerca di un mondo migliore che ora ha trovato.


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