Dieci anni fa ci lasciava Whitney Houston

Un successo mondiale e una vita pieni di problemi: sono queste le due facce dell'esistenza tormentata di Whitney Houston, morta a soli 48 anni l'11 febbraio 2012

Whitney Houston
Foto Wikimedia Commons
newsby Giulia Martensini11 Febbraio 2022


Dopo aver conquistato copertine e le vette delle classifiche musicali, dopo aver stregato Hollywood con la sua voce, “The Voice” come l’aveva soprannominata Oprah Winfrey, Whitney Houston si è spenta a soli 48 anni. Ma non prima di aver regalato al mondo alcune delle canzoni più belle di sempre.

Chi era Whitney Houston

Nata il 9 agosto 1963 a Newark, nel New Jersey, Whitney Elizabeth Houston ereditò la voce della madre Cissy, cantante gospel. Seguendola nei locali in cui canta, ha vissuto l’adolescenza a contatto con il palcoscenico e l’ambiente musicale. Diventò solista del coro della New Hope Baptist Church a 11 anni. A 14 anni le venne offerto il primo contratto discografico, ma la madre rifiutò: voleva che prima sua figlia finisse gli studi. Il diploma arriverà un anno dopo. Permettendole di iniziare la sua carriera nel mondo della musica.

Esordi e carriera

Mentre lavorava come modella conquistando le più importanti copertine americane, nel 1985 uscì Whitney Houston, il suo album d’esordio. Un successo clamoroso, con l’album che dominò le classifiche americane per 14 settimane consecutive. Entrò così nel Guinness dei Primati con l’album più venduto di una cantante esordiente.
Nel 1987 uscì il secondo album, Whitney, anticipato dalla hit “I Wanna Dance With Somebody”. Oltre a quello, diversi singoli vennero estratti dal disco, riscuotendo un successo planetario: “Didn’t We Almost Have It All”, “So Emotional” e “Where Do Broken Hearts Go”.

Nel 1988 realizzò One Moment in Time, inno delle Olimpiadi di Seul.
Il suo terzo album, I’m Your Baby Tonight, uscì nel 1990, trascinato dal successo del brano All the Man That I Need.

Fu per merito di brani come questi che la cantante si guadagnò il soprannome di “The Voice”, attribuitole da Oprah Winfrey. Un titolo prima riconosciuto a Frank Sinatra.

In tutta la sua carriera Whitney Houston ha venduto 200 milioni di copie tra album e singoli, ha vinto sei Grammy Awards e ventidue American Music Awards.

La consacrazione arrivò con il suo debutto nel cinema. Nel 1992 uscì infatti nelle sale “The Bodyguard” con Kevin Kostner. La pellicola racconta la storia di una cantante famosa che, per difendersi da alcune minacce, assolda una guardia del corpo, con cui intreccerà una storia d’amore. Colonna sonora portante del film sarà l’iconica “I will always love you” ad oggi uno dei brani più famosi al mondo, cantato in origine da Dolly Parton.

L’altra faccia del successo

Il peso della fama e del successo cominciarono però a pesare sull’equilibrio psicologico di Whitney Houston. Dopo alcuni partner celebri come Eddie Murphy e Michael Jackson, nel 1992 si sposò con Bobby Brown, che alle spalle aveva precedenti penali e problemi di tossicodipendenza. L’anno dopo nacque la figlia Bobbi Houston Brown. Iniziò una spirale discendente nel tunnel della droga, di cui la cantante diventò dipendente. La loro relazione al limite, caratterizzata da scandali e tradimenti finì spesso al centro delle cronache mondane e sulle prime pagine dei giornali.

Le ultime ore di Whitney Houston

Il 9 febbraio 2012 arrivò al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills per partecipare al gala che precede l’assegnazione dei Grammy. In un locale cantò alcuni duetti gospel, ma i presenti notarono l’incertezza della voce.
Sabato 11 febbraio verrà ritrovata senza vita nella vasca da bagno. Inutili i tentativi di rianimarla. Il medico legale rivelerà che la morte è stata causata da annegamento accidentale, mentre nel sangue vengono ritrovati un mix di farmaci.
Tre anni dopo, la figlia Bobbi a soli 22 anni seguirà il tragico destino della madre.

Nel 2020 Whitney viene inserita nella Rock and Roll hall of Fame.

 

 

 


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