Svizzera, parte l’esperimento sulla criogenizzazione

Ad oggi le persone possano scegliere quanto a lungo vivere grazie alla criogenizzazione sbarcata in Europa, precisamente in Svizzera

Corpi congelati dopo la morte a meno 196 gradi, in attesa di essere resuscitati quando ci saranno cure disponibili e si scoprirà come rianimare un cadavere. Potrebbero però volerci anche 100, 300 o 500 anni. Tutto questo diventerà possibile anche in Svizzera, nel piccolo villaggio di Rafz, dove ha sede l’azienda fondata dal dottor Emil Kendziorra, che si occupa di crioconservazione.

In Svizzera parte l’esperimento sulla criogenizzazione

Sono già oltre 400 le richieste pervenute alla startup svizzera Tomorrow Biastasis, che si prefigge l’obiettivo di conservare i corpi dei defunti mediante un processo di “criogenizzazione”.

La procedura è volta a “costruire un mondo in cui le persone possano scegliere quanto tempo vivere, indipendentemente da dove si trovano, da chi sono e dalle loro risorse finanziarie”.

I corpi saranno congelati nella parte sotterranea della struttura della European Biostasis Foundation di Kendziorra e al momento, all’interno del laboratorio, sono presenti quattro salme, alcuni sono uomini, altre donne.

In Svizzera si fanno esperimenti sulla criogenizzazione
In Svizzera si fanno esperimenti sulla criogenizzazione – https://www.tomorrow.bio/ – Newsby.it

 

La speranza del team di Tomorrow Biostasis è di ampliare l’azienda, arrivando ad avere una sede più grande anche a Zurigo.

La conservazione dei corpi mediante criogenizzazione è già realtà in Cina e negli Stati Uniti, dove i cadaveri di alcuni defunti vengono già conservati nell’azoto liquido a meno di 196 gradi: la Tomorrow Biastasis sarebbe la prima azienda a proporre il servizio in Europa.

L’idea alla base è sempre la stessa: preservare il corpo in condizioni incontaminate finché la medicina non avrà sviluppato nuove cure e prospettive di vita. A quel punto il cadavere verrà scongelato e rianimato.

Tuttavia lo stesso fondatore di Tomorrow Biostasis, Emil Kendziorra, ha spiegato a Bild: “Forse ci vorranno 100, 300, 500 anni prima che sia possibile far rivivere, guarire e ringiovanire un organismo umano. È un rischio, ma anche un’opportunità”. Al momento, quindi, la crioconservazione rimane una scommessa fantascientifica.

I primi esperimenti di crioconservazione risalgono però agli annii ’60, quando il professor Robert Ettinger fondò la Cryonics Institute nel Michigan. Nel suo libro intitolato The Prospect of Immortality, spiega che la morte può essere un processo reversibile.

Ettinger, deceduto nel 2011, al momento è conservato insieme a sua madre e alla sue due mogli in vasche di metallo a -196 °C.

In totale sono 377 i corpi sottoposti alla crioconservazione nel mondo, di cui 15 sono italiani. Secondo alcune voci di corridoio girate nei palazzi romani, anche Silvio Berlusconi potrebbe aver optato per l’ibernazione del copro al momento della sua morte.

Il vero problema non è tanto se la medicina farà progressi nella cura delle malattie per cui sono questi individui sono morti, ma se i corpi congelati potranno poi essere riportati in vita.

Ma come funziona la crioconservazione? Ebbene, tutte le aziende utilizzano la stessa tecnologia di base: il corpo viene recuperato il prima possibile dopo la morte, imballato nel ghiaccio e trasportato alla struttura di criogenizzazione.

Una volta lì, il sangue viene drenato e viene iniettata una miscela di antigelo e sostanze chimiche per la conservazione degli organi. In questo modo il cadavere viene vetrificato e poi calato in azoto liquido, a una temperatura di -196°C. Il processo dovrebbe iniziare entro un’ora dalla morte. Le procedure crioniche possono iniziare solo dopo che i pazienti sono clinicamente e legalmente deceduti.

“Non viene utilizzata elettricità, il che tutela i pazienti dalle interruzioni di corrente e rende economicamente fattibile la manutenzione a lungo termine”, spiega Tomorrow Biastasis in una nota sul sito. “Dato che la rianimazione dei pazienti crioconservazione richiede un significativo progresso medico, non sappiamo dire se e quando la rianimazione sarà possibile”.

Tomorrow Biostasis è la prima azienda di crionica in Europa, ha sedi in Germania, Svizzera, e presto ci sarà un team a New York City e Portland, come si legge sul sito.

Ma quanto costa la crioconservazione? I costi oscillano tra i 28.000 dollari a 200.000 e sono spesso finanziati tramite assicurazioni sulla vita. Tomorrow Biastasis propone due pacchetti diversi: il più costoso prevede la crioconservazione del corpo intero e richiede una copertura assicurativa di 200.000 euro.

“Un’opzione più conveniente è la crioconservazione solo del cervello”, spiega l’azienda. In questo caso il costo è di 60.000 euro.

“I nostri piani comprendono l’iscrizione mensile e il finanziamento crioconservazione (standby mondiale, trasporto e finanziamento a tempo indeterminato conservazione). L’iscrizione costa 25 euro al mese, mentre il costo del crioconservazione finanziamento dipende dal metodo di finanziamento, dall’età e dall’anamnesi”.

Infine, non possiamo non parlare dei rischi a cui si può incorrere con la crioconservazione: se da un lato qualcuno trova fantastico poter resuscitare dopo la morte, dall’altro molte persone criticano la crioconservazione, fra cui diversi medici.

Secondo Clive Coen, professore di neuroscienze al King’s College di Londra, “il problema principale è che il cervello è un pezzo di tessuto estremamente denso. L’idea di poterlo infiltrare con una sorta di antigelo e proteggere i tessuti è ridicola”. La vetrificazione rischia di rompere le membrane e danneggiare le connessioni neuronali.

C’è poi il problema del lasso di tempo che intercorre tra il decesso e l’arrivo della squadra. “I neuroni dell’ippocampo muoiono entro pochi minuti dall’anossia – ha aggiunto Coen al Guardian -. Il danno cerebrale sarebbe inevitabile. Vorresti davvero svegliarti tra 100 anni ed essere fondamentalmente un vegetale cognitivo e farti curare il cancro?”.

“Anche se si volesse preservare solo il cervello – ha precisato il biochimico Ken Storey – ci sono dozzine di aree diverse, che dovrebbero essere crioconservate utilizzando protocolli diversi.” Il processo potrebbe danneggiare anche gli altri organi vetrificati, tendono infatti a fratturarsi durante il raffreddamento.

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