Terza dose di vaccino: Pfizer la richiede, primi no da Europa e Usa

Terza dose che secondo gli studi della casa farmaceutica e alcune università britanniche aumenta anticorpi di 5-10 volte, ma Ema e Fda sono di altro parere

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Il logo di Pfizer (Gado/Getty Images)
newsby Marco Enzo Venturini9 Luglio 2021


Si continua a discutere dell’ipotesi di somministrare una terza dose di vaccino, con Pfizer e BioNTech che hanno già annunciato di volerne fare richiesta alle autorità regolatorie. Nel frattempo arrivano però le prime risposte, da Europa (Ema) e Stati Uniti (Fda). E il loro responso è estremamente negativo, in particolare nel secondo caso.

Perché Pfizer vuole la terza dose di vaccino

Pfizer e BioNTech spiegano di aver effettuato sperimentazioni cliniche dai “dati iniziali incoraggianti“. La terza dose, infatti, aumenterebbe il livello degli anticorpi da 5 a 10 volte contro il ceppo originario e la variante Beta rispetto alle prime due dosi. Per questo motivo si punta a strappare il sì di Ema e Fda, nell’attesa di un’imminente pubblicazione di ulteriori e definitivi dati.

Sono diversi gli studi internazionali che incoraggiano il ricorso alla terza dose di vaccino per contrastare il Coronavirus. Diversi tra essi provengono dal Regno Unito, come quelli del Joint Committee on Vaccination and Immunisation o il COV-Boost, condotto dallo University Hospital Southampton NHS Foundation Trust.

Le risposte delle autorità europee e statunitensi

Di opinione opposta, in particolare su una terza dose di vaccino a mRna (come Moderna ma anche Pfizer) è invece l’Università di St. Louis. E proprio dagli States arriva il secco no di Fda (Food and Drug Administration) e anche i Centers for Disease Control and Prevention. “Gli americani che sono stati completamente vaccinati non hanno bisogno di una dose di richiamo in questo momento“, hanno fatto sapere in una dichiarazione congiunta.

Più sfumato ma altrettanto chiaro il no alla terza dose dalle autorità europee. “È troppo presto per confermare se e quando sarà necessaria una dose di richiamo per i vaccini Covid-19“, ha infatti spiegato all’Ansa l’Agenzia europea dei medicinali (Ema). Tale risposta è giustificata dal fatto che “non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne di immunizzazione e dagli studi in corso per capire quanto durerà la protezione dai vaccini“.


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