Omicron, quanto è diffusa in Italia la sottovariante BA.5?

I dati diffusi dal centro di ricerca Ceinge Biotecnologie avanzate indicano che si è passati da una diffusione del 0,41% a inizio maggio a una del 13%

La variante Omicron 2 del Covid-19
Foto | Pixabay | geralt
newsby Alessandro Bolzani9 Giugno 2022


Nelle ultime settimane, la diffusione della sottovariante BA.5 di Omicron è andata incontro a un importante aumento in Italia. A indicarlo sono gli ultimi dati diffusi dal centro di ricerca Ceinge Biotecnologie avanzate, ottenuti sulla base delle sequenze genetiche depositate dalla Penisola nella banca dati internazionale Gisaid, che raccoglie le sequenze dell’agente virale fornite da tutto il mondo. Se all’inizio di maggio la diffusione della sottovariante era pari allo 0,41% (come rilevato dall’Istituto Superiore di Sanità), negli ultimi giorni è arrivata al 13%.

La diffusione delle sottovarianti di Omicron

Sebbene inficiato da un elevato grado di incertezza a causa del basso numero di sequenze depositate in Gisaid, il dato italiano appare simile a quello osservato a livello globale”. A osservarlo è Angelo Boccia, il ricercatore del Ceinge Biotecnologie che ha elaborato i dati. L’esperto fa parte del gruppo di Bioinformatica del centro, coordinato da Giovanni Paolella.

A livello mondiale, la diffusione delle sottovarianti BA.5, BA.4 e BA. 5.1 è complessivamente di circa il 20%. “In particolare, in Italia, la forma BA.5 appare in sensibile aumento, arrivando a rappresentare una frazione parti a circa il 13% del totale delle sequenze pubblicate in Gisaid nelle ultime due settimane”, sottolinea Boccia. Al momento sono 67 le sequenze classificate come BA.5 che l’Italia ha depositato presso il Gisaid, la maggior parte delle quali proviene dalla Lombardia, dall’Umbria e dall’Emilia Romagna.

La scelta dell’Oms

Di recente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha messo sotto osservazione le sottovarianti BA-5 e BA.4 di Omicron, come avvenuto per altre varianti che hanno mostrato segni di un possibile vantaggio di trasmissione rispetto alle altre in circolazione e che hanno nuove mutazioni capaci di facilitare la trasmissione del coronavirus Sars-CoV-2. Nel caso di BA.4 e BA.5, a destare preoccupazione è la presenza di tre mutazioni nella proteina Spike, note come L452R, S:F486V e Q493.

Un rapporto redatto dalla UK Health Security Agency indica che a metà maggio, in Paesi come il Regno Unito e la Francia, la velocità di sostituzione di BA.2 da parte di BA.4 eBA.5 era paragonabile a quella osservata per BA.1 da parte di BA.2.


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