Farmaci, il Nord Italia è più “depresso”: lo studio sui consumi

Presentato l’Atlante delle disuguaglianze sociali dell’Aifa. “Consumo di farmaci più elevato nelle aree svantaggiate, soprattutto al Sud e nelle Isole”

Farmaci, il Nord Italia è più “depresso”: lo studio sui consumi
(Unsplash)
newsby Alessandro Boldrini15 Settembre 2021


Il consumo di farmaci in Italia è più elevato nei soggetti residenti nelle aree più svantaggiate del Paese, in particolar modo al Sud e nelle Isole “per la maggior parte delle categorie terapeutiche”. È quanto emerge dall’Atlante delle disuguaglianze sociali nell’uso dei farmaci per la cura delle principali malattie croniche, presentato oggi dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco.

Aifa: più antidepressivi al Nord

Il report rivela però che, quando si parla di medicinali antidepressivi, il trend è l’esatto opposto. Cioè con consumi maggiori nelle aree del Nord Italia. Invece, per i farmaci antidemenza il tasso di consumo è più alto nelle province del Centro.

L’obiettivo della pubblicazione è confrontare e descrivere l’uso dei farmaci prescritti per le principali patologie croniche tra gruppi di popolazione con livelli diversi di posizione socio-economica. Quest’ultima è misurata attraverso un indice di deprivazione che tiene conto di diversi fattori.

Tra questi ultimi troviamo ad esempio il tasso di istruzione, ma anche di disoccupazione, composizione del nucleo familiare, densità e condizione abitativa. Incrociando l’indice di deprivazione, le prescrizioni farmaceutiche erogate e il contesto geografico, il rapporto esamina 12 patologie croniche per adulti e tre dell’età pediatrica.

Le malattie prese in esame

Negli adulti sono: ipertensione, dislipidemie, ipotiroidismo, ipertiroidismo, depressione, demenza, morbo di Parkinson, osteoporosi e ipertrofia prostatica benigna. Troviamo poi iperuricemia e gotta, diabete e broncopneumopatia cronica ostruttiva.

Nella popolazione pediatrica i ricercatori hanno invece analizzato i dati di prescrizione di farmaci utilizzati per asma, epilessia e disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività. “Le disuguaglianze nello stato di salute dipendono da numerosi fattori correlati e sovrapposti”, scrive il dg Nicola Magrini nella prefazione dell’Atlante.

Perciò, “fornire un quadro di popolazione su uno degli aspetti maggiormente rilevanti per la salute dei cittadini, come l’utilizzo dei farmaci, propone un’ulteriore chiave di lettura delle disuguaglianze sociali. E, per contrastarle “in modo efficace non si può prescindere da una conoscenza completa e approfondita di tutti gli aspetti riguardanti la salute”.

Farmaci, l’analisi sui consumi

Dallo studio dell’Aifa emerge dunque che “sono i soggetti residenti nelle aree più deprivate a far registrare i più alti tassi di consumo pro capite. Pertanto, “la posizione socioeconomica non preclude l’accesso alle cure, ma è, al contrario, fortemente correlata con l’uso dei farmaci”.

Questo “probabilmente a causa del peggior stato di salute di questi soggetti, che potrebbe essere associato a uno stile di vita non corretto, si legge ancora. Sulla base dei risultati osservati, il tasso di consumo di farmaci rispecchia la distribuzione geografica e per genere osservata dall’epidemiologia già nota delle malattie.

Il rapporto conferma, infatti, che la depressione è il disturbo mentale più diffuso e che colpisce maggiormente le donne. Così come che la demenza è in continua crescita e colpisce circa 1,2 milioni di persone, di cui il 60-70% con Alzheimer. Mentre le patologie della tiroide sono fra i disturbi più comuni, oltre che le malattie più frequenti del sistema endocrino subito dopo il diabete.


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