Covid, un anno dopo l’infezione: problemi cardiaci e battiti a 210

Secondo uno studio pubblicato su Nature le conseguenze dell’infezione da Covid non sono solo a breve termine: il 55% rischia eventi cardiovascolari gravi come infarto e ictus

Un saturimetro Covid
Foto Unsplash | Towfiqu
newsby Alessandro Boldrini23 Febbraio 2022


Le conseguenze dell’infezione da Covid-19 non sono solo a breve termine. Lo dimostra uno studio della Washington University di St. Louis pubblicato sulla rivista scientifica Nature Medicine condotto negli Usa su 153.760 persone che hanno contratto il virus. Monitorando i dati sulla loro salute cardiovascolare nell’anno successivo al contagio è emerso che il rischio di incorrere in una malattia cardiaca aumenta di oltre il 60%.

Covid, problemi cardiaci un anno dopo l’infezione

E ciò avviene sia se si ha avuto il Covid in forma lieve sia in forma severa. Lo certifica il confronto con i parametri di un gruppo di controllo composto da oltre dieci milioni di persone che non hanno contratto la malattia. Dallo studio emerge che i pazienti che nell’anno precedente si sono infettati hanno un rischio del 63% maggiore di malattie cardiovascolari.

È del 55%, invece, il rischio di più alto di incorrere in eventi gravi, come: ictus (+52%); attacco ischemico transitorio (+49%); fibrillazione atriale (+79%); pericardite (+85%); infarto (+63%); scompenso cardiaco (+72%). Da ciò i ricercatori deducono che il rischio di malattie cardiovascolari si estende ben oltre la fase acuta dell’infezione da Covid-19.

Le testimonianze di Nicole e Zara negli Stati Uniti

Anche il Washington Post si è interessato a questo fenomeno, raccogliendo alcune testimonianze di persone che, a distanza di mesi dall’infezione, convivono ancora con problemi al cuore. Come ad esempio Nicole Murphy, 44 anni, che non ha mai avuto disturbi di questo tipo fino a cinque mesi fa, prima cioè di contrarre il Covid. Oggi, invece, il suo battito cardiaco è diventato una montagna russa.

Normalmente le pulsazioni si aggirano attorno ai 70 battiti al minuto, una media ideale, per poi schizzare fino a quota 160, 170 se non addirittura a 210 perfino quando è a riposo. Gli specialisti non sono finora riusciti a trovare una cura adatta e la 44enne dell’Ohio è continuamente esposta al rischio di attacchi di cuore, scompensi cardiaci o infarti. Gli altri parametri sono invece perfetti.

Caso simile a quello di Zara Soriano, 32enne del Maryland che lavora come ingegnere informatico per un subappaltatore della Nasa. Vaccinata con tre dosi, ha contratto il Covid prima di Natale e da allora soffre di pressione alta. La minima (la pressione diastolica) dovrebbe aggirarsi attorno a 80, ma il suo valore tocca costantemente quota 110. Zara soffre infine di nebbia cerebrale e di dolori alle articolazioni.


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