Covid, non è finita per niente | “Alta circolazione del virus in autunno”

A sostenerlo è l’ex presidente dell’Ema Guido Rasi. A fargli eco c’è anche Andrea Crisanti: “Il Coronavirus farà ancora 50-60 mila morti l’anno”

Un reparto Covid di un ospedale
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newsby Lorenzo Grossi7 Maggio 2022


Il professor Guido Rasi mette in guardia contro il Covid. In particolare, per quanto riguarda Omicron 4 e 5. “Il pericolo è reale. Gli studi condotti in Sudafrica indicano che le due sub varianti un vantaggio competitivo lo hanno, altrimenti non avrebbero preso il posto della versione originale di Omicron. E come avremmo dovuto ormai aver appreso dalle altre versioni mutate del virus, se sono più contagiose nel giro di qualche settimana arrivano. L’estate potrebbe rallentarne la marcia, ma poi potremmo ritrovarci ad affrontare il terzo autunno problematico dell’era pandemica.

In un’intervista rilasciata alla Stampa, l’ex numero uno dell’Ema ed ex consigliere di Figliuolo enumera i sintomi delle nuove varianti del Coronavirus. “Da quello che si è potuto vedere nei Paesi dove sono già diffuse, variano un po’ rispetto a quelli della versione Omicron originale. Meno colpi di tosse ma più naso che cola, meno febbre ma più spossatezza. E poi vertigini, dolore allo stomaco e all’addome, male all’orecchio. Questi sintomi non escludono però il rischio di polmoniti. Che resta elevato tra la popolazione non vaccinata”. Poi spiega che “BA.4 e BA.5 riescono a evadere la difesa immunitaria indotta dagli attuali vaccini e dal contagio con la versione di Omicron attualmente più diffusa da noi. Sarà importantissimo ora condurre dei test di immunogenicità per vedere se il siero di chi è stato vaccinato in via sperimentale con i vaccini aggiornati neutralizza anche queste sotto varianti”.

Che previsioni si possono fare sull’andamento del Covid?

Diffondersi del Covid che non viene sottovalutato nemmeno dal microbiologo Andrea Crisanti. L’immunità di gregge “si raggiunge quando mortalità e contagi oscillano, ma nel tempo rimangono sostanzialmente stabili. Questo significa che il tasso di riproduzione del virus Rt è uguale a 1 o intorno a 1. In realtà si sarebbe raggiunta anche prima dei vaccini ma con un costo ancora più alto in termini di decessi. L’immunità di gregge non significa che il virus non circola più, questa è pura fantasia”. In un’intervista al Fatto Quotidiano spiega perché con il Covid avremo ancora 50-60 mila morti l’anno. E aggiunge che questi vaccini non evitano l’infezione “e questo paradossalmente è un bene: sarebbe molto peggio un vaccino che protegge dall’infezione ma dura solo sei mesi”.

Rispetto ai numeri delle vittime che scendono lentamente, invece, secondo Crisanti “ormai sappiamo che i morti per lo più non passano per le terapie intensive. Non si portano in rianimazione persone di 85 anni con più patologie, perché le probabilità che se ne giovino sono basse. Più passa il tempo, più questa forchetta aumenta”. Il professore aveva proposto un cambio di strategia ma “non hanno fatto nulla e questo ci porta a 50/60 mila morti l’anno per una malattia infettiva, cioè a livelli dell’inizio del XIX secolo quando le malattie infettive erano la prima causa di morte. Se il Covid ne fa 50/60 mila diventa la prima causa di morte in Italia”. D’estate diminuiranno “forse di un quinto”. E questo perché il virus, circolando, “sta creando protezione, molto più del vaccino. Se noi oggi bloccassimo la trasmissione, a settembre sarebbe un disastro. Per Crisanti “non servono gli obblighi, come non serviva il Green pass. Bisogna solo proteggere i più fragili”.


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