Coronavirus, Oms: “L’aumento dei casi in Europa non va sottovalutato”

Hans Kluge, il direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, invita a interpretare i numeri delle ultime settimane come un “campanello d’allarme”

OMS, europa vicina a fine pandemia
Il logo dell'Oms
newsby Alessandro Bolzani17 Settembre 2020


Come dichiarato da Hans Kluge, il direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), nel Vecchio Continente si sta verificando una “situazione molto grave”. Nel corso di un briefing online, l’esperto ha spiegato che i nuovi casi settimanali di coronavirushanno superato quelli segnalati quando la pandemia ha colpito per la prima volta a marzo”. “Più della metà dei Paesi europei hanno registrato aumenti di oltre il 10% nelle ultime due settimane e in sette Nazioni l’incremento è stato pari a più del doppio”, ha aggiunto. Scendendo più nel dettaglio, la scorsa settimana il conteggio settimanale ha superato i 300mila contagi. “Questi numeri rappresentano un trend allarmante e devono essere una sveglia per tutti”.

“L’aumento dei casi dev’essere un campanello d’allarme”

Kluge ha spiegato che in primavera e all’inizio dell’estate, tutti hanno potuto vedere l’impatto delle rigide misure adottate nel corso dei primi mesi della pandemia. “I nostri sforzi, i nostri sacrifici, sono stati ripagati. A giugno i casi hanno toccato il minimo storico”. Il direttore regionale dell’Oms ha poi aggiunto che i numeri della diffusione del coronavirus a settembre dovrebbero essere un campanello d’allarme per chiunque. “Sebbene questi numeri riflettano una migliore capacità di testing, mostrano anche tassi di trasmissione allarmanti in tutta la regione”, ha osservato.

L’impatto della pandemia di coronavirus

Questa pandemia ci ha tolto tanto. In Europa sono stati registrati 4.893.614 casi di Covid-19 e 226.524 decessi. Questi numeri, per quanto pesanti, raccontano solo una piccola parte della storia. Non mostrano, per esempio, l’enorme impatto della pandemia “sulla nostra salute mentale, sulle nostre economie, sui nostri mezzi di sussistenza e sulla nostra società”. Kluge ha poi sottolineato che “anche se abbiamo visto un aumento dei casi tra i gruppi di età più avanzata, 50-64 e 65-79 anni, nella prima settimana di settembre, la percentuale maggiore è ancora tra i 25 e i 49 anni”.


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