Quirinale, come la pandemia incide sul voto al Colle

Con Omicron aumentano i contagi e si teme per la sessione a Camere riunite. Il rebus dei numeri complica la corsa al Quirinale?

Perché se il capo dei servizi segreti diventa presidente è anti democratico?
Il palazzo del Quirinale (Wikimedia Commons)
newsby Alessandro Boldrini2 Gennaio 2022


Oltre all’incertezza generale sul nome del prossimo Presidente della Repubblica, anche la pandemia di Covid-19 incide sul voto per il Quirinale. In vista della convocazione della seduta comune del presidente della Camera, Roberto Fico, sale infatti la preoccupazione per l’alto numero di contagi nel Paese.

In Italia ci sono attualmente più di un milione di positivi e per questo molti iniziano a chiedersi se l’elezione del prossimo Capo dello Stato possa rappresentare o meno un veicolo di contagio soprattutto a causa della seduta plenaria dei due rami del Parlamento.

Quirinale, i dubbi di Ceccanti (Pd)

Per il voto del Quirinale, infatti, è necessario che tutti i deputati (630), tutti i senatori (315 più quelli a vita) e i delegati delle Regioni (58) si riuniscano alla Camera per il voto segreto. In totale, dunque, 1.008 grandi elettori si riuniranno, al chiuso, nello stesso luogo per un numero imprecisato di giorni, a seconda degli scrutini necessari.

Uno dei primi a sollevare dei dubbi in merito è stato il deputato del Partito democratico Stefano Ceccanti. “Solo 400 deputati su 630 presenti per il voto sulla legge di Bilancio anche a causa della variante Omicron – ha scritto su Twitter –. Qualcuno che può decidere sta pensando a come eleggere il Presidente in modo regolare e razionale?”.

La replica del questore Fontana (Fi)

Non è tardata ad arrivare la replica del questore della Camera in quota Forza Italia Gregorio Fontana. “Perché dovremmo preoccuparci per l’elezione del Presidente della Repubblica? – ha detto al Corriere della Sera –. Sarà un voto in presenza, come tutti gli altri” e“basterà seguire le regole di sempre: mascherina, igiene delle mani, green pass di base.

Secondo Fontana, dunque, non vi sarebbe alcun problema per l’elezione del Quirinale, anche perché “per due anni si è votato” con la pandemia in corso. Eppure, il 30 dicembre scorso, almeno una trentina di deputati non hanno potuto prendere parte ai lavori a Montecitorio perché a casa con il Covid o in quarantena. Con le Camere in seduta comune il dato rischia di essere maggiore.

Il rebus dei numeri per il Colle

Vi è poi un capitolo prettamente politico. Al netto degli appelli a trovare un nome condiviso, sia lo schieramento di centrodestra sia quello di centrosinistra puntano a un “tesoretto” di oltre 100 voti per poter blindare il nome del proprio candidato.

Per l’elezione al Colle più alto serve infatti la maggioranza dei due terzi degli aventi diritto (672 voti su 1.008) per le prime tre votazioni. Dalla quarta in poi, invece, basta la maggioranza assoluta (505 voti). Al momento, però, né il centrodestra (che può contare su circa 400-450 grandi elettori) né il centrosinistra (410-420) si avvicinano a questa cifra.

Caccia a centristi e “ingovernabili”

Le variabili sono differenti. Ci sono ad esempio un’ottantina di grandi elettori dei partiti dell’area di Centro, i quali potrebbero diventare l’ago della bilancia. Ma ci sono anche i deputati e senatori del Gruppo Misto, in particolare coloro che non sono iscritti ad alcuna componente, che sono un’altra ottantina di voti.

Voti di fatto “non governabili” dai partiti e per questo imprevedibili. Per la maggior parte si tratta di ex appartenenti del Movimento 5 Stelle, fuoriusciti o espulsi nel corso della legislatura. Insomma, grandi elettori che possono rivelarsi decisivi (insieme ai centristi) per la corsa al Quirinale.


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