Afghanistan, il dramma dei bambini venduti per sfamare le famiglie

La crisi umanitaria in Afghanistan è senza precedenti: l’Occidente congela gli aiuti per non collaborare con il regime dei talebani

Afghanistan
newsby Alessandro Boldrini2 Gennaio 2022


Il dramma della crisi umanitaria in Afghanistan tocca livelli senza precedenti. Alcuni genitori, infatti, si vedono costretti a vendere i propri bambini per sfamare il resto della famiglia. Lo riporta l’Associated Press, che racconta la storia di Aziz Gul e della figlia Qandi.

La donna – scrive l’Ap – sta lottando per salvare la figlia di dieci anni che il marito ha venduto per circa mille dollari come sposa-bambina a sua insaputa. Con questo “sacrificio” l’uomo ha raccolto i soldi per sfamare il resto della famiglia e i suoi cinque figli. Altrimenti, sostiene, sarebbero morti tutti di fame.

Afghanistan, i gesti disperati contro la crisi

Si tratta di una pratica molto diffusa nel Paese e che prevede che la famiglia dello sposo (di solito parenti) paghi per “comprare” la futura moglie quando questa è ancora una bambina. Solitamente, la futura moglie rimane con i suoi genitori fino all’età di circa 15 o 16 anni.

Stando a quanto ha raccontato all’Ap, grazie al supporto della sua comunità, Gul è riuscita a strappare un accordo di “divorzio” con la famiglia dello sposo 22enne. La donna, infatti, potrà annullare il matrimonio della piccola Qandi restituendo i 100mila afghani ottenuti dal marito, che nel frattempo è fuggito per il timore di una denuncia.

I talebani vietano la vendita delle giovani donne

I talebani di recente hanno annunciato il divieto di questa pratica e di utilizzare le giovani donne come “merce di scambio” per risolvere le dispute fra famiglie. Gul, però, non hai i soldi necessari per il “riscatto” e la famiglia dello sposo ha già rivendicato più volte la “proprietà” della figlia di dieci anni.

Cresce in Afghanistan il numero di persone pronte a compiere gesti disperati come questo per sopravvivere e sfuggire alla morsa della povertà crescente che ha colpito il Paese dal ritiro delle truppe della Nato ad agosto. Il baratro è però arrivato con il ritorno al potere dei talebani.

Congelati gli aiuti della comunità internazionale

La comunità internazionale, nel frattempo, non sembra intenzionata a fare passi avanti sul fronte degli aiuti umanitari al Paese islamico. Molte nazioni, infatti, hanno congelato i fondi proprio perché non intendono collaborare con un regime la cui brutalità è nota da più di vent’anni.

E le conseguenze sono drammatiche. Da mesi numerosi impiegati statali, medici compresi, non ricevono lo stipendio. Nel frattempo, carestia, povertà e la pandemia di Covid-19 stanno aggravando una situazione già drastica in partenza. Una situazione destinata a peggiorare.


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