Transizione ecologica? C’è già ora
ed è guidata da un certo Grillo

La condizione posta a Mario Draghi da parte dello storico fondatore del Movimento 5 Stelle non sembrerebbe essere propriamente una novità: esiste infatti un Dipartimento con lo stesso nome dentro il Ministero dell’Ambiente

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Beppe Grillo
newsby Lorenzo Grossi11 Febbraio 2021


La creazione del nuovo Ministero della Transizione ecologica, voluto fortissimamente da Beppe Grillo, è stata la molla che ha convinto il Movimento 5 Stelle a sostenere il nascente governo Draghi. Un super Ministero che dovrà essere al centro della svolta ambientalista dei pentastellati. Proprio in queste ore è in corso la votazione sulla piattaforma Rousseau degli iscritti per dire oppure No all’ingresso del nuovo esecutivo. In tutto questo, però, il nuovo cavallo di battaglia del comico genovese non sembrerebbe affatto una novità. La Transizione ecologica, di fatto, esiste già: è un Dipartimento del Ministero dell’Ambiente. Ministero di cui il numero 1 è Sergio Costa, scelto proprio dai 5 Stelle. E a guidarlo c’è un dirigente che, per pura e incredibile coincidenza, si chiama proprio Grillo; Mariano il suo nome di battesimo. Il nome completo è: “Dipartimento per la Transizione ecologica e gli investimenti verdi”.

Le tante materie di cui si occupa il Dipartimento per la Transizione ecologica

Come si legge dal sito del Dipartimento, il dottor Mariano Grillo si occupa di “investimenti verdi” e “cura le competenze del Ministero in materia di economia circolare, contrasto ai cambiamenti climatici, efficientemente energetico, miglioramento della qualità dell’aria e sviluppo sostenibile, cooperazione internazionale ambientale, valutazione e autorizzazione ambientale e di risanamento ambientale.

Inoltre, il Dipartimento esercita le competenze in diverse materie: politiche per la transizione ecologica e l’economia circolare e la gestione integrata del ciclo dei rifiuti; strategie nazionali di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici; mobilità sostenibile; azioni internazionali per il contrasto dei cambiamenti climatici, efficienza energetica, energie rinnovabili, qualità dell’aria.

Ma anche politiche di sviluppo sostenibile a livello nazionale e internazionale, qualità ambientale, valutazione ambientale, rischio rilevante e autorizzazioni ambientali. Individuazione e gestione dei siti inquinati; bonifica dei Siti di interesse nazionale, azioni relative alla bonifica dall’amianto, alle terre dei fuochi e ai siti orfani. Prevenzione e contrasto del danno ambientale e relativo contenzioso; studi, ricerche, analisi comparate, dati statistici, fiscalità ambientale, proposte per la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi.

Insomma, l’unica novità (anche se probabilmente non da pochissimo) sarebbe quella di trasformare il DiTEI in un MiTEi. Resta tuttavia da vedere se la condizione posta da Beppe Grillo e dal Movimento 5 Stelle si rivelerà preziosa per conseguire gli obiettivi di politica ambientale che da anni caratterizzano la forza politica nata più di 10 anni fa.


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