Salvini: “Attenzione a chi ci porta la guerra in Italia”

Le parole del leader della Lega, Matteo Salvini, nel suo intervento inaugurale alla scuola di formazione politica del Carroccio a Milano

newsby Redazione19 Marzo 2022



“Ieri mi hanno insultato Fratoianni, la Boldrini e il sindaco di Bologna perché ho chiesto ancora più attenzione a chi scende da barchini e barconi e non scappa da nessuna guerra ma la ce la sta portando in Italia”. Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, aprendo la scuola di formazione politica del suo partito a Milano. “Non è più tempo della qualunque, in tempi drammatici bisogna essere precisi attenti, solidali e generosi”, ha aggiunto.

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Salvini: “Si parla con troppa facilità della guerra”


“Quando c’è una guerra che uccide donne e bambini, la priorità è fare di tutto per fermarla”, ha detto ancora nel suo intervento. Salvini ha poi spiegato di essere “preoccupato per la facilità con cui qualche mio collega politico o giornalista parla di guerra”. Il segretario del Carroccio ha spiegato che “delle ragioni della geopolitica, il petrolio, le terre rare, le alleanze strategiche, gli avanzamenti della Nato possiamo poi parlare, ma dobbiamo pensare a ciò che avvicina la pace o allontana la pace. E tutto quello che allontana la pace è da irresponsabili. Sono convinto – ha concluso – che ovviamente occorra non dimostrarsi cedevoli o impauriti, fuggiaschi o traditori ma occorre la forza del ragionamento, del dialogo e del confronto. Questa è la priorità”.

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“Ci vuole una grande operazione di pace fiscale”


Secondo il leader leghista, “in un momento eccezionale occorrono risposte eccezionali e quindi serve “un grande reset fiscale, una grande, globale operazione di pace fiscale per rimettere in circolo tutto ciò che è sommerso e far tornare alla dignità milioni di persone che vivono come fantasmi”. Per Salvini, lo Stato mette a bilancio 900 miliardi di euro che non vedrà mai” e quindi “sarebbe più intelligente andare dalle persone soprattutto sotto una certa cifra e dire ‘quanto mi puoi dare, dammelo’.


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