Riforma della giustizia, c’è il via libera del Cdm. Tensioni nel M5S

Per convincere i pentastellati ad approvare il testo è stata necessaria la via della mediazione. Il Movimento è riuscito a ottenere l’inserimento dei reati contro la Pubblica Amministrazione, come la corruzione e la concussione, tra quelli con tempi processuali allungati

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newsby Alessandro Bolzani9 Luglio 2021


Il via libera alla riforma della giustizia è arrivato, ma solo dopo delle mediazioni che non sono state ben accolte da tutti. Prima del Consiglio dei Ministri, infatti, il Movimento 5 Stelle è riuscito a ottenere l’inserimento dei reati contro la Pubblica Amministrazione, come la corruzione e la concussione, tra quelli con tempi processuali allungati. Questo compromesso si è reso necessario per convincere i pentastellati ad approvare gli emendamenti messi a punto da Marta Cartabia, la ministra della Giustizia. Fino all’ultimo, comunque, il M5S ha dovuto fare i conti con divisioni interne, malumori e minacce di astensione. In molti, infatti, sembravano restii a rinunciare alla riforma della prescrizione di Alfonso Bonafede, che il Movimento aveva posto come “condizione” per dare il proprio supporto al governo Draghi.

Come cambia la prescrizione con la riforma della giustizia?

Per capire meglio la ritrosia del Movimento 5 Stelle, è necessario capire come cambierà il concetto di prescrizione con la riforma della giustizia studiata da Cartabia. Rispetto al meccanismo pensato da Bonafede, che prevedeva il blocco della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, quello voluto dall’attuale ministra della Giustizia mantiene la prescrizione esistente solo fino al primo grado. Dal secondo subentra il concetto dell’improcedibilità. Il processo d’appello viene dichiarato improcedibile se non si conclude entro due anni, mentre per la Cassazione il limite massimo è di un anno. Non sono previste limitazioni per i reati imprescrittibili. Inoltre, gli imputati che lo riterranno opportuno potranno rinunciare all’improcedibilità per avere un giudizio definitivo.

Per ottenere il sostegno alla riforma della giustizia da parte del Movimento 5 Stelle è stato necessario inserire una modifica. I giudici potranno allungare i termini in cui completare i gradi di giudizio a tre anni in Appello e a 18 mesi in Cassazione per i reati più gravi contro la pubblica amministrazione. Si parla di corruzione, concussione, induzione indebita e istigazione alla corruzione. Restano esclusi da questo meccanismo i reati puniti con l’ergastolo e quelli legati alle sfere della mafia e del terrorismo.

L’intervento di Mario Draghi

Una volta trovato un accordo con il M5S, sono emersi altri malumori, stavolta provenienti dai ministri di Italia Viva e Forza Italia. Quest’ultimi hanno chiesto a gran voce di fermare il Cdm per esaminare le modifiche apportate alla riforma della giustizia. A non convincere molti di loro era l’inserimento della corruzioni tra i reati che prevedono la possibilità di tempi processuali allungati. Dopo lo stop, durato una ventina di minuti, Mario Draghi ha preso la parola per cercare di ricompattare tutti i presenti. “Vi chiedo di sostenere con lealtà in Parlamento questo importante provvedimento”. Il suo appello è stato ascoltato: il Cdm ha dato il via libera unanime alla riforma della giustizia penale.


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