Referendum eutanasia, Cappato: “850mila firme, anche cattolici”

Il tesoriere dell'associazione Luca Coscioni: "L'eutanasia clandestina è già una realtà. Noi andiamo avanti anche senza il Parlamento"

newsby Luca Leva7 Settembre 2021



“Noi andiamo avanti anche senza il Parlamento. Abbiamo raccolto più di 850mila firme anche se nessuno dei capi dei grandi partiti ha speso mezza parola sul tema. Questo sta avvenendo perché tutti hanno capito quanto sia importante non dover subire contro la propria volontà la tortura di una sofferenza. Andremo avanti con la raccolta delle firme per dare la possibilità a tutte e tutti di firmare”. Così Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni durante la raccolta firme per il referendum Eutanasia Legale.

Tra le firme raccolte anche quelle di esponenti del mondo cattolico. “Perché un cattolico può essere laico – spiega Cappato -. Basta che faccia la differenza fra quello che sceglie per se stesso e quello che è disposto a imporre a tutti con la forza dell’autorità”. Intanto, il comitato promotore annuncia una mobilitazione nazionale che coinvolgerà 13mila volontari dispiegati su oltre 170 città. L’obiettivo è quello di informare gli italiani sui temi legati al fine vita, testamento biologico, consenso informato, biotestamento, cure palliative, assistenza alla morte volontaria, rifiuto e interruzione delle terapie.

Referendum eutanasia, superate le 850mila firme

La campagna referendaria, che ha superato le 850mila adesioni, avrà dunque un duplice obiettivo: consentire di firmare a chi non è ancora riuscito a farlo e offrire ai tavoli informazioni sui diritti alla fine della vita. “Con la mobilitazione cerchiamo di fornire un servizio informativo alle persone sulle scelte di fine vita, nel quadro legale italiano”, commenta Cappato insieme a Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni.

“Dal 2018, data di entrata in vigore della legge sul testamento biologico, non vi sono state campagne informative specifiche da parte del Governo per aiutare le persone a intraprendere percorsi certi e con piena assistenza. È incomprensibile in quanto le Dat sono uno strumento utile, anche se si è in buona salute, per avere certezza di vedere affermate le proprie scelte in materia di trattamenti sanitari e di fine vita”, concludono Cappato e Gallo.


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