Quirinale e settennato, le eccezioni storiche: da Segni a Napolitano

La politica si interroga sul futuro Presidente della Repubblica e Mattarella si sfila: “Anche Leone chiese la non rieleggibilità al Quirinale”

Quirinale e settennato, le eccezioni storiche: da Segni a Napolitano
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante una conferenza stampa al Quirinale (Francesco Ammendola/Wikimedia Commons)
newsby Alessandro Boldrini12 Novembre 2021


Rielezione sì, rielezione no: questo è il dilemma. Il Parlamento italiano è alle prese con una delle sfide politiche più delicate degli ultimi tempi: la scelta del futuro Presidente della Repubblica. Con ogni probabilità, infatti, al Quirinale non siederà più Sergio Mattarella, che in più occasioni ha manifestato la sua intenzione di non prolungare il mandato oltre ai sette anni previsti dalla Costituzione.


Quirinale, Mattarella si sfila: niente bis

E lo ha ribadito anche ieri durante un incontro in occasione dei vent’anni dalla morte di Giovanni Leone, Capo dello Stato dal 29 dicembre 1971 al 15 giugno 1978. Leone, come già Antonio Segni, ha ricordato Mattarella, chiese infatti la non rieleggibilità del Presidente della Repubblica con l’eliminazione del semestre bianco.

Nella storia della Repubblica si sono alternati dodici Presidenti. Compreso il primo, Enrico De Nicola, eletto dall’Assemblea Costituente come Capo dello Stato provvisorio e rimasto in carica dal 1° gennaio al 12 maggio 1948; prima del passaggio di consegne con Luigi Einaudi, il primo a completare un settennato, dal ’48 all’11 maggio del ’55.


Le dimissioni di Segni e Leone

Non tutti i Presidenti (escludendo le dimissioni di cortesia), però, hanno completato il loro mandato al Quirinale. C’è ad esempio Antonio Segni, eletto l’11 maggio del 1962 ma costretto alle dimissioni dopo nemmeno due anni, il 6 dicembre 1964, perché colpito da una trombosi. Questo episodio rimane tuttora l’unico caso di dimissioni di un Capo dello Stato per impedimento fisico.

Al suo posto subentrò l’allora presidente del Senato, Cesare Merzagora, seconda carica dello Stato che assunse il ruolo di “supplente” e guidò la transizione fino all’elezione di Giuseppe Saragat (1964-1971). Nel giugno-luglio ‘78 toccò invece ad Amintore Fanfani guidare il Colle dopo le dimissioni di Giovanni Leone per lo scandalo Lockheed.

L’addio di Cossiga a due mesi dal termine

In un accorato discorso alla nazione, il 25 aprile 1992, prendendo atto della sconfitta del sistema politico basato sul pentapartito, rassegnò le dimissioni a due mesi dalla naturale scadenza del mandato Francesco Cossiga. Ad assumere la carica di presidente supplente in quel caso fu Giovanni Spadolini.

Fino alle elezioni del 25 maggio ’92, che arrivarono in uno dei momenti più bui della Repubblica, travolta dal terremoto Tangentopoli e con ancora negli occhi le immagini drammatiche della strage di Capaci di due giorni prima. Quel giorno dallo scrutinio segreto uscì infatti il nome di Oscar Luigi Scalfaro, che assunse la carica fino al 15 maggio del ’99.

Napolitano, l’unico rieletto al Colle

L’unica eccezione di segno opposto al settennato del Quirinale è quella di Giorgio Napolitano. Eletto il 15 maggio 2006, il penultimo Presidente della Repubblica italiana ha infatti ottenuto una rielezione il 22 aprile 2013, prolungando così il suo mandato oltre ai sette anni previsti dalla Costituzione; fino alle dimissioni del 14 gennaio 2015, quando Pietro Grasso traghettò il Colle fino alla presidenza Mattarella, giunta ormai alla sua scadenza naturale.


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