Calenda-Renzi: il rebus delle firme in vista dell’alleanza del ‘Terzo Polo’

Che cosa farà l’ex ministro dello Sviluppo Economico dopo l’addio al Pd? I sondaggi con Italia Viva lo darebbero al 15%, ma ci sono ancora diverse questioni sul tavolo

Terzo polo, possibile alleanza tra Carlo Calenda e Matteo Renzi
Foto | Palazzo Chigi
newsby Lorenzo Grossi8 Agosto 2022


Carlo Calenda ha dato l’addio all’alleanza con il Partito Democratico, annunciandolo in diretta tv da Lucia Annunziata: ci sarà ora un accordo con Matteo Renzi per le elezioni politiche? Un sondaggio commissionato nei giorni scorsi vedeva Azione al 10,7% in caso di corsa solitaria. Con buone prospettive di crescita (fino al 15%) in caso di accordo con Italia Viva. “Una percentuale che potrebbe davvero impedire la vittoria della destra”, dice ai suoi Calenda. La sua idea è che il serbatoio di voti in uscita da cui abbeverarsi sia quello di Forza Italia. “Se spingo Berlusconi sotto il 3% il pareggio è cosa fatta”, è la tesi. Adesso tutto cambia. Il nome dell’ex ministro dello Sviluppo Economico potrebbe addirittura finire sul simbolo dell’alleanza con Renzi. Altrimenti?

Il rapporto tra Renzi e Calenda comincia subito dai nomi dei candidati

Altrimenti ci vogliono 36 mila firme da raccogliere su tutto il territorio nazionale. Le norme per le elezioni sono state riviste alla luce della riduzione del numero dei parlamentari. Certo, nel decreto elezioni varato dal governo il 5 maggio scorso sono previste delle esenzioni. Azione si era presentata alle elezioni europee con la lista “Siamo Europei”. In questo caso Calenda non avrebbe bisogno dell’apparentamento con Renzi. Non solo. Potrebbe anche lanciare la sua lista anche all’interno di un’alleanza con Italia Viva e Stefano Pizzarotti (che ha lasciato il Pd per allearsi con Iv). Ma si tratta soltanto di un’ipotesi, per ora. Perché quel simbolo non è stato mai attestato. La via maestra è quindi quella dell’accordo. Che però ha un problema sul tavolo. Collegato alla questione delle liste e del simbolo.


Renzi preferirebbe fondere i due partiti in un listone unico: ha paura che un’alleanza con Calenda possa mettere a rischio quell’obiettivo minimo del 3% che si preparava a cercare di conseguire. Dall’altra parte, invece, il leader di Azione preferirebbe presentare agli elettori un’alleanza di liste. Ma per la lista ci vogliono le firme. E per per raccogliere le firme dovrebbe avere almeno in mano l’insieme dei candidati in ogni circoscrizione. A parte la questione degli ‘ego’ dei due, questo è il punto dirimente. Su questo Azione deve prendere una decisione al più presto: avere le mani libere o seguire la via più facile?


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