Ucraina, Lavrov: “Progressi significativi nei colloqui con Kiev”

La cronaca della trentacinquesima giornata di guerra, tra raid sulla capitale, cautela e rapporti tesi, anche tra la Russia e gli Stati Uniti

newsby Redazione30 Marzo 2022


Nonostante i piccoli passi avanti fatti durante i negoziati di ieri, martedì 29 marzo, la fine delle ostilità tra la Russia e l’Ucraina appare ancora lontana. Ma si aprono degli spiragli. La Russia, infatti, considera i risultati dei colloqui russo-ucraini a Istanbul sullo status neutrale e non nucleare dell’Ucraina come un significativo progresso. Lo ha detto il ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov, citato dalla Tass.

Nella notte, però, altre bombe sono cadute nei dintorni di Kiev. Le esplosioni sono proseguite anche durante le prime ore del mattino: alcune detonazioni avvenute nei sobborghi nella capitale sono risultate udibili anche nel centro. Si parla di oltre 30 bombardamenti russi contro complessi residenziali e infrastrutture sociali.

La cronaca: bombardata la Croce Rossa a Mariupol

Bombardamenti anche a Chernhiv, dove le truppe russe sono rimaste attive per tutta la notte. Questi attacchi sono arrivati dopo che Mosca aveva promesso di ridurre le operazioni militari nella città. La denuncia arriva da Vyacheslav Chaus, il governatore dell’oblast’ di Chernhiv. “Ci crediamo alle promesse? Certo che no“, ha scritto, spiegando che le forze russe hanno condotto “attacchi sulla città di Nizhyn, inclusi attacchi aerei, e per tutta la notte hanno colpito Chernihiv“.


Il sindaco di Mariupol ha denunciato l’evacuazione forzata in Russia dell’intero reparto maternità di un ospedale della città. “Più di 70 persone, donne e personale medico del reparto maternità numero due del distretto della riva sinistra di Mariupol sono stati presi con la forza dagli occupanti“, ha riferito l’ufficio del sindaco. Sempre a Mariupol, i bombardamenti russi hanno colpito anche un edificio della Croce Rossa.

Telefonata Draghi-Putin, impossibile incontro con Biden

Gli ultimi dati disponibili indicano che il flusso dei profughi ucraini verso l’Europa è rallentato, passando da 200mila a 40mila al giorno. Finora in Italia ne sono arrivati 75mila, 5.600 dei quali sono stati inseriti nei sistemi di accoglienza Cas (5.300 persone) e Sai (299). Le domande di protezione sono state circa 750. Per la ministra degli Interni, Luciana Lamorgese, questo dato “riflette la speranza degli ucraini di rientrare in Patria dopo il termine delle ostilità”. Intanto, nel pomeriggio, il premier italiano Mario Draghi ha parlato telefonicamente per un’ora con il presidente russo Vladimir Putin.

Continuano a restare tesi i rapporti tra Washington e Mosca. Il dipartimento di Stato Usa ha invitato i propri cittadini a lasciare “immediatamente” la Russia o a non recarvisi perché potrebbero essere “trattenuti” a causa del conflitto in corso in Ucraina. La Casa Bianca ha sottolineato che un incontro tra il presidente Joe Biden ePutin non potrà avvenire prima di una “significativa de-escalation militare”, che per ora sembra ancora lontana. Sia il Pentagono che l’esercito ucraino ritengono che Mosca non abbia messo in atto alcun ritiro delle truppe, limitandosi a riposizionarle.

Zelensky alla Norvegia: “Più gas a Ucraina e Ue”

Nonostante i segnali positivi intravisti durante gli ultimi negoziati, Volodymyr Zelensky, il presidente dell’Ucraina, continua a restare cauto. “Non vediamo alcun motivo per non fidarci delle parole di alcuni rappresentati di uno Stato che continua a combattere per la nostra distruzione. Gli ucraini non sono persone ingenue”. Ha aggiunto che non possono esserci compromessi sull’integrità territoriale dell’Ucraina.


Il presidente ha anche sottolineato che “la revoca delle sanzioni contro la Russia può essere prevista solo a guerra finita“. Non se ne parlerà fino a quando “non avremo indietro ciò che ci appartiene, finché non ripristineremo la giustizia. Al contrario, le sanzioni dovrebbero essere rafforzate settimanalmente e dovrebbero essere dure“.


Zelensky ha poi fatto appello alla Norvegia, secondo fornitore di gas naturale dell’Ue dopo la Russia, perché fornisca più energia al suo paese e all’Unione. Durante un discorso in videomessaggio davanti allo Storting, il parlamento monocamerale norvegese, Zelensky ha detto: “Potete dare un contributo decisivo alla sicurezza energetica dell’Europa fornendo le risorse necessarie sia per i paesi dell’Ue che per l’Ucraina“.

Usa: “Russia ha causato crisi alimentare mondiale”

Nel corso di una riunione del Consiglio di Sicurezza Onu, la vicesegretaria di Stato Usa Wendy Sherman ha accusato la Russia di aver provocato una “crisi alimentare mondiale” e di far correre il rischio di una carestia in vari Paesi a causa dell’invasione dell’Ucraina. Ha osservato che “i prezzi dei generi alimentari stanno già salendo alle stelle nei Paesi a basso e medio reddito, perché la Russia soffoca le esportazioni ucraine. In tutto il Medio Oriente e in Africa, i prezzi delle materie prime, già elevati, sono aumentati tra il 20% e il 50%”. Sherman si è detta preoccupata “per Paesi come Libano, Pakistan, Libia, Tunisia, Yemen e Marocco, che dipendono fortemente dalle importazioni ucraine per nutrire le loro popolazioni”.

Mosca ha respinto le accuse, definendole “parte della guerra dell’informazione di Washington contro la Russia”. Nel frattempo, Donald Trump ha chiesto a Putin di rivelare ogni informazione in suo possesso su eventuali irregolarità riguardanti il figlio di Biden.

Incendio a Brovary, a Irpin si recuperano i cadaveri


Un magazzino nella città di Brovary, nell’oblast di Kiev, è andato in fiamme dopo un bombardamento russo. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, al lavoro per le operazioni di spegnimento.


A Rivne, invece, la polizia ucraina aiuta i bambini rifugiati – arrivati in città –ad adattarsi al nuovo ambiente, intrattenendoli con giochi e balli.


Infine, a Irpin la protezione civile ucraina è al lavoro per recuperare i cadaveri dei connazionali morti in queste settimane che non era stato possibile recuperare in precedenza. Lo fanno mentre le truppe russe si ritirano man mano dalla periferia di Kiev, dando la possibilità di lavorare con qualche sicurezza in più.


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