Ucraina, Zelensky: “Noi su strada vittoria”. Rapito il sindaco di Melitopol

La Casa Bianca intende togliere tutti i privilegi commerciali a Mosca. Nel frattempo, le truppe russe si sono avvicinate a Kiev

Proteste contro la guerra in Ucraina
Foto Pexels | Katie Godowski
newsby Redazione11 Marzo 2022


L’incontro di ieri tra i ministri degli esteri di Russia e Ucraina, Sergej Lavrov e Dmytro Kuleba, si è concluso con un nulla di fatto, che sembra aver definitivamente affossato la possibilità di una tregua. Ora che la diplomazia ha fallito, l’Occidente punta a isolare sempre di più la Russia sul piano economico. Gli Stati Uniti sono i più agguerriti su questo fronte e intendono togliere tutti i privilegi commerciali a Mosca, aumentando anche i dazi sulle importazioni. Tanto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si sbilancia: “Siamo sulla strada della vittoria“. Ma non risparmia critiche all’Unione europea.

Ucraina, il presidente Zelensky tra fiducia e rabbia


Gli ucraini sono persone orgogliose, che difendono sempre la loro terra e non ne concederanno all’invasore un solo pezzo. Abbiamo già raggiunto una svolta strategica. Siamo sulla strada per la vittoria“, ha affermato Zelensky in un videomessaggio pubblicato sul proprio profilo Facebook. “Ma dobbiamo avere ancora pazienza ed energia. Questa è la guerra“, ha comunque ammonito il leader ucraino.


Più severe, come detto, le sue parole nei confronti dell’Europa. “C’è stato un incontro molto importante dei leader Ue. Sappiamo cosa hanno detto, chi è intervenuto, chi ci ha sostenuto, chi è stato in silenzio e chi ha cercato di rendere la formulazione insufficiente per l’Ucraina. Abbiamo bisogno di più forza. Non è quello che ci aspettiamo“, ha dichiarato Zelensky commentando il summit Ue di Versailles. “Le decisioni dei politici devono coincidere con l’umore dei loro popoli“, ha aggiunto.

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In precedenza, Zelensky ha accusato Mosca di aver sferrato un attacco su un corridoio umanitario verso Mariupol. Le truppe russe avrebbero violato il cessate il fuoco, impedendo l’evacuazione dei civili dalle città di Mariupol e Volnovakha. Il presidente ucraino ha aggiunto che negli ultimi due giorni circa 100mila persone sono state evacuate dai centri abitati nelle zone dei combattimenti.

Rapito il sindaco di Melitopol, Ivan Fedorov


Drammatiche le notizie che giungono da Melitopol. Un gruppo russo, composto da una decina di persone, ha infatti rapito il sindaco della città, Ivan Fedorov, “portandolo via con un sacchetto di plastica in testa“. Lo ha riferito una fonte del ministero degli Interni di Kiev sul suo canale Telegram. Fedorov – secondo quanto riporta l’agenzia ucraina Unian – si era rifiutato di collaborare con i russi, mantenendo la bandiera ucraina sul municipio della città occupata. Nelle immagini si vedono alcuni militari in tuta mimetica portare fuori da un edificio quello che dovrebbe essere il primo cittadino tra lo stupore dei passanti che si trovavano sul posto. Dal video si evince che l’uomo, vestito di nero, è incappucciato.

Russi più vicini a Kiev, ma perdono un carro a Mariupol

Nel frattempo, la situazione del conflitto continua ad evolversi. La Difesa americana ha rilevato che le truppe russe si sono avvicinate a Kiev di circa cinque chilometri. Inoltre, le immagine satellitari di un convoglio russo hanno mostrato le forze armate che si stanno distribuendo nelle aree vicine alla capitale ucraina.


I soldati di un distaccamento speciale della Guardia nazionale ucraina hanno distrutto un carro armato russo nella periferia di Mariupol. Durante il raid sono stati colpiti anche un gruppo di occupanti. Oltre ai documenti, che dimostrano la loro appartenenza all’esercito russo, è stata trovata anche una stazione radio“. Lo riferisce il ministero degli Affari interni ucraino sul proprio canale Telegram.

Nel Nord del Paese, la città di Chernihiv ha subìto danni significativi dopo essere stata colpita con bombe incendiarie lanciate dagli aerei russi. Le autorità ucraine hanno anche denunciato un attacco l’istituto di ricerca nucleare di Kharkiv, che ospita un reattore sperimentale. A Mariupol oltre 1.200 corpi sono stati rimossi dalle strade.

I media ucraini riferiscono di esplosioni a Lutsk, nel Nord-Ovest del Paese, e a Dnipro, città dell’entroterra sul fiume Dnepr, nella parte centro-orientale. Qui i bombardamenti avrebbero colpito una fabbrica di scarpe. Altre due esplosioni si sarebbero verificate vicino a un asilo nido e a un condominio. A Lutsk, invece, sarebbe stata colpita l’area nei dintorni dell’aeroporto. Il sindaco avrebbe invitato i cittadini a mettersi al riparo.


Le milizie filorusse del Donbass hanno rivendicato la conquista di Volnovakha, una cittadina strategica a Nord di Mariupol. Nell’operazione una persona ha perso la vita. Proseguono gli scontri anche nel Sud-Ovest del Paese, con missili e cannonate segnalati a Ivano-Frankivs’k, a un centinaio di chilometri a sud di Leopoli. Mosca ha dichiarato che si tratta di bombardamenti di lungo raggio e alta precisione contro piccoli aeroporti.

Un incontro tra Putin e Zelensky non è escluso

Anche le ostilità stanno diventando sempre più dure, il Cremlino non esclude un possibile meeting tra il presidente russo Vladimir Putin e Zelensky. L’incontro tra i due leader sarebbe necessario per “ottenere qualche risultato“. Lo riferisce l’agenzia russa Tass. Durante il suo incontro con Alexander Lukashenko, il suo omologo bielorusso, il presidente ha riferito che “ci sono progressi nei colloqui russo-ucraini che si svolgono ogni giorno“. Anche se l’economia russa ha subìto dei contraccolpi, al momento non ci sarebbero le condizioni per un default.

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Ucraina, cosa succede a Chernobyl?

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) ha reso noto di aver perso ogni canale di comunicazione con la centrale nucleare di Chernobyl, sotto il controllo dei russi da alcuni giorni. Rafael Mariano Grossi, il direttore generale dell’organizzazione, ha dichiarato di aver appreso che l’impianto sarebbe stato ricollegato alla corrente elettrica e di essere alla ricerca di conferme ufficiali sull’indiscrezione. In una nota, l’Aiea ha spiegato che “il regolatore nucleare ucraino aveva riferito all’Aiea che i generatori diesel stavano alimentando sistemi importanti per la sicurezza della centrale. L’operatore non è più in grado di mantenere alcune funzioni come il monitoraggio delle radiazioni, i sistemi di ventilazione e l’illuminazione ordinaria“.

Se l’alimentazione di emergenza venisse persa, il personale di Chernobyl sarebbe comunque in grado di monitorare il livello dell’acqua e la temperatura della vasca del combustibile esaurito“, si legge ancora nella nota. “Tuttavia lo farebbe in condizioni di sicurezza dalle radiazioni in peggioramento e non sarebbe in grado di seguire le procedure operative di sicurezza dalle radiazioni“.

Dalle dichiarazioni dell’Aiea emerge anche che Chernobyl non può contare sulla centrale di Zaporizhzhia per ricevere in pezzi di ricambio, le attrezzature e il personale specializzato necessari per effettuare le riparazioni programmate.

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Come riferito dalla Tass, nel corso di un meeting Putin ha ringraziato Lukashenko per aver ripristinato l’energia elettrica di Chernobyl. La versione fornita dal presidente russo è molto diversa da quella delle autorità ucraine.


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