Djokovic e quelle bugie sugli spostamenti prima di arrivare a Melbourne

Il campione di tennis potrebbe incorrere nel reato di “false informazioni”: alcuni post pubblicati sui social parrebbero smentirlo

Novak Djokovic
Novak Djokovic (Wikimedia Commons)
newsby Lorenzo Grossi11 Gennaio 2022


L’Australian Border Force sta indagando su quanto dichiarato da Novak Djokovic per ottenere il suo visto d’ingresso. Il sospetto è che il campione abbia mentito, come scrive il Daily Mail. Sul modulo che viene consegnato a tutti i viaggiatori in arrivo in Australia, Djokovic aveva dichiarato di non aver viaggiato nei 14 giorni precedenti il suo volo per l’Australia. Tra le avvertenze, c’è infatti scritto: Dare informazioni false o fuorvianti è un reato grave. Potresti anche essere passibile di una sanzione civile per aver fornito informazioni false o fuorvianti”. Ma la sua risposta entrerebbe in conflitto con la cronologia dei suoi recenti movimenti documentati sui social media.

I viaggi di Djokovic tra fine dicembre e inizio gennaio

Nella sua dichiarazione giurata, Djokovic ha detto di avere lasciato la Spagna il 4 gennaio e di aver fatto scalo a Dubai prima di atterrare a Melbourne nella tarda notte del 5 gennaio. Dunque il campione doveva essere in Spagna almeno da 14 giorni prima, e cioè il 22 dicembre alle 13.30 (ora spagnola, le 22.30 a Melbourne). Ma il 25 dicembre ha condiviso sui social alcune foto in cui lo si vede giocare a tennis per le strade di Belgrado. E lo stesso giorno Petar Djordjic, campione di pallamano serbo, ha condiviso una foto in cui posa insieme a Djokovic. “IL SOLO E UNICO!!! Grazie per la foto e per gli auguri”, ha scritto Djokovic.

Le prime riprese di Djokovic in Spagna risalgono a sei giorni dopo, alla vigilia di Capodanno: il campione si allena su un campo da tennis nel sud-est del paese. “Possiamo confermare che Novak Djokovic è pronto per l’Australia, se possibile!”, aveva scritto la Soto Tennis Academy condividendo il filmato. La pena massima prevista per chi fornisce false informazioni è di 12 mesi di carcere. Intanto, si attende ancora l’eventuale decisione del ministro dell’Immigrazione dell’Australia, Scott John Morrison, in merito alla sua espulsione dal Paese.


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