Afghanistan, il caso dei cani soldato: animalisti contro Biden

La rabbia degli animalisti colpisce l'amministrazione Biden per aver abbandonato centinaia di cani soldato in Afghanistan

Foto Pixabay | Janeb13
Newsby Linda Pedraglio 31 Agosto 2021

Sono migliaia le persone che hanno tentato di lasciare invano Kabul dopo la presa dei talebani. Ma a preoccupare gli animalisti è anche la sorte dei cani soldato, abbandonati in Afghanistan, dopo aver lavorato per anni al fianco dei soldati americani. A portare il caso sotto i riflettori è il gruppo di animalisti American Humane, che da circa cento anni lavora con l’esercito americano per portare in salvo i cani soldato bloccati all’estero. L’associazione non ha esitato a criticare aspramente l’amministrazione Biden, colpevole di non aver riportato in patria i coraggiosi cani dell’esercito americano. “Ora saranno torturati e uccisi“, scrivono gli animalisti. “Questi cani coraggiosi meritavano un destino ben diverso da quello a cui sono stati condannati“, ha affermato l’amministratore delegato di American Humane, Robin Ganzert.

La rabbia degli animalisti contro Biden

Stando alle dichiarazioni di Ganzert, l’associazione è pronta non solo a portare in salvo i cani soldato, ma a garantire loro cure mediche per tutta la vita. “Ci disgusta stare seduti a guardare i cani che valorosamente hanno servito il nostro Paese essere condannati a morte o peggio“, fa sapere l’amministratore delegato. Per evitare che si verifichi questa tragedia, “i K-9 dovrebbero essere messi in salvo. Indipendentemente dall’esito, bisogna impedire che si ripeta questa grossolana svista“, ha asserito senza esitazioni Robin Ganzert.

Ganzert: “Non ripetiamo il dopo Vietnam”

Il nostro programma di salvataggio è iniziato sui sanguinosi campi di battaglia dell’Europa della prima guerra mondiale“, racconta l’amministratore delegato. Da quel momento, “American Humane è stato  pioniere nello sviluppo della terapia animale per i veterani di ritorno“, assegnando loro cani salva-vita ormai in pensione. Non nasconde la sua profonda indignazione l’amministratore delegato dell’associazione animalista che ricorda quanto avvenuto alla fine della guerra del Vietnam. Durante la guerra furono infatti utilizzati migliaia di cani, di cui centinaia morirono in combattimento, mentre i restanti furono soppressi o semplicemente abbandonati.

Pen Farthing e la storia dei randagi salvati

Un caso simile è stato portato alla luce soltanto pochi giorni fa. È la storia di Nowzad, un rifugio per randagi fondato nel 2007 dal britannico Pen Farthing, per cercare di salvare gli animali randagi di Kabul. Dopo innumerevoli appelli, l’ex marine è infatti riuscito a lasciare l’Afghanistan pochi giorni fa, portando con sé circa 200 cani e gatti ospiti del rifugio. Ma le donne e gli uomini che in questi anni si sono presi cura dei piccoli randagi non hanno potuto lasciare il paese, compreso un gruppo di giovani veterinarie. Decisamente, un lieto fine a metà.

 

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