I vini alpini dell’Alto Adige:
viaggio fra i vigneti ad alta quota

La viticoltura altoatesina appassiona non solo dal punto di vista paesaggistico, ma anche per la grande varietà dei vitigni

newsby Monica Coluccia24 Marzo 2021


L’Alto Adige del vino è un’entità articolata e molto complessa che riesce a esprimere un livello qualitativo decisamente alto: siano i vini prodotti da piccoli vignaioli, siano i vini prodotti da aziende di media grandezza o siano essi prodotti dalle cantine sociali.

La viticoltura altoatesina appassiona non solo – e indubbiamente – dal punto di vista paesaggistico, innestata com’è in un contesto naturalistico di bellezza indiscussa, ma anche per la varietà di vitigni a bacca bianca e rossa, circa una ventina, che ne caratterizzano le diverse zone, alcuni di questi fortemente identitari e raramente coltivati altrove in Italia.

Alto Adige, circa 40 milioni di bottiglie prodotte ogni anno

Il delicato lavoro di raccordo tra le diverse realtà produttive (sono 218 le aziende vinicole attualmente in attività), nell’intento virtuoso di valorizzazione completa della viticoltura regionale (circa 40 milioni di bottiglie l’anno) è affidato a Eduard Bernhart, direttore del Consorzio Vini Alto Adige.

A noi consumatori è lasciato il compito di approfittare della storia e della cultura enoica altoatesina, magari iniziando a pianificare un viaggio proprio davanti a una bottiglia di vino da aprire in questi giorni di forzatura casalinga causa Covid. Il consiglio è sempre quello di fare una telefonata all’enoteca di quartiere e in seconda battuta provare ad affidarsi alla rete per un recapito del vino direttamente a casa.

Eccovi le tappe del possibile futuro viaggio, accompagnate dai vini da ricercare, scelti in questo caso tra quelli che potremmo definire “vini alpini”, ossia quelli prodotti in vigneti tra i più alti in quota dell’Alto Adige.

Inizia il viaggio: i vini della Valle Isarco

Partendo da Bressanone, a nord est, scendendo fino a Cornedo, appena prima di Bolzano, attraverserete la Valle Isarco, zona rinomata per i vini bianchi, in cui si concentra la produzione di vitigni difficilmente riscontrabili altrove, anche in regione, come il kerner, il veltliner, il sylvaner, a fianco dei più noti gewürztraminer, sauvignon e pinot nero.

In Valle Isarco, da un vigneto allevato a circa 500 metri slm su terreni morenici e in notevole pendenza, ai piedi del massiccio dello Sciliar (che raggiunge la sua maggior cima con il Monte Pez a 2.563 metri slm), arrivano le uve per l’Alto Adige Sauvignon Blanc Praesulis 2019, prodotto da Markus Prackwieser per la sua Gump Hof di Fiè allo Sciliar. Gli amanti del sauvignon apprezzeranno in questo vino una espressione varietale intensa ma non urlata, declinata su un coinvolgente profumo di fiori di sambuco, con una forza gessosa che quasi ne assorbe l’impeto aromatico, descritto anche da originali ritorni di kiwi, fichi d’India e acqua di Colonia.

La bocca si presenta nitida e delicatamente fruttata, con una quota glicerica emolliente e una acidità portante che sfocia in una chiara e persistente salinità. Non lunghissimo ma davvero pulito ed elegante in persistenza, cosa rara nei sauvignon di grande carica aromatica. Lavorazione di otto mesi tra acciaio e tonneau (solo un terzo della massa). Provatelo con un take away di cucina giapponese; reggerà anche un piatto di pollo alle verdure.

Piccole cantine, grandi vini

Sempre dalla Valle Isarco, da un vigneto a 750 metri di altitudine sul livello del mare e ancora su terreni morenici di derivazione glaciale, arriva l’Alto Adige Valle Isarco Sabiona Kerner 2018 prodotto dalla Cantina Valle Isarco, la più piccola cantina sociale altoatesina. Il Sabiona offre subito un profilo goloso, fruttato e accogliente con chiari rimandi alla frutta a polpa gialla (pescanoce e nespola), arrivando alla dolcezza del mandarino e poi a qualcosa di cipriato e pepato (pepe bianco).

In bocca è tendenzialmente un bianco “estrattivo”: presenta corpo e struttura con una vivida acidità abbracciata dagli estratti. Sorso di spessore ma non pesante con una tridimensionalità data senza dubbio dal processo di maturazione (il vino sosta 15 mesi in tonneau prima dell’imbottigliamento) ma forse anche dalla quota alcolica che arriva ai 15 gradi. Potrete spendere questo valore su un piatto di ramen con gamberi e verdure in cui non manchi qualcosa di piccante.

Val d’Adige, terra di vitigni bianchi

Appena fuori Bolzano – con il capoluogo a fare da crocevia tra la Valle Isarco, la Val d’Adige e il proseguimento dell’Adige a sud verso la Bassa Atesina – incontrerete le zone vitivinicole della Santa Maddalena (enclave d’elezione per schiava, pinot nero, lagrein) e di Gries (principalmente un cru metropolitano per il lagrein, su terreni ricchi di sabbie).

Risalendo da Bolzano a Merano, verso nord ovest, si attraversano in successione i suggestivi comuni della Val d’Adige, in particolare Terlano, Andriano e Nalles, i cui vini raccontano dell’attitudine di questa zona ai vitigni bianchi (soprattutto pinot bianco, sauvignon e chardonnay) allevati tra i 250 ai 900 metri di altitudine.

Un’icona del pinot bianco altoatesino, e dell’Italia tutta, proveniente dalla Val d’Adige, nonché etichetta storica, è senza dubbio l’Alto Adige Terlano Pinot Bianco Vorberg Riserva prodotto dalla Cantina Terlano, le cui uve vengono selezionate in vigneti allocati tra i 450 e i 650 metri di altitudine slm, sui ripidi pendii del Monzoccolo, un costone delle Alpi Sarentine. Anche con la vendemmia 2018 il Vorberg fa sfoggio delle sue doti di definizione e compattezza olfattive.

Si propone sempre coeso, piacevolissimo ed elegante, in questo caso profumato di melone estivo, pesca bianca e di fiori bianchi e intensi (si arrivano a percepire note di tiglio e di fresia), di cipria e di paglia. Bocca sinuosa, continua e dal sorso tonico, in cui l’alcol smorza la corsa dell’acidità, l’abbraccia e la riporta a terra e in equilibrio. La scelta della lavorazione in botti grandi, in cui il vino sosta sui lieviti per almeno 12 mesi, dona il giusto spessore. In tavola potete proporlo con successo su seppie o calamari ripieni cotti al forno.

Il carattere della Val Venosta

Da Merano proseguendo verso ovest si imbocca la Val Venosta, zona maggiormente famosa per i vini d’altura, principalmente a base riesling, pinot bianco e pinot nero, che regalano sfumature ancora diverse rispetto agli omologhi prodotti nelle zone già citate.

Da vigneti terrazzati, ricavati sui pendii del monte Sonnenberg a Naturno, tra i 600 e i 900 metri di altitudine slm, arriva l’Alto Adige Valle Venosta Riesling 2018, prodotto dall’azienda agricola Falkenstein, una realtà che ha esplorato a fondo e con successo le potenzialità del riesling. Dal 2007 l’azienda utilizza il tappo a vite per la chiusura dei suoi vini. Il naso di questo riesling, che inizialmente vi sembrerà contratto, avrà bisogno di qualche minuto di attesa per esprimersi al meglio, complice anche la sua natura aromatica costitutiva.

L’ossigenazione vi regalerà un profilo olfattivo espansivo con profumi di litchi, gelso bianco, mandarino, salvia e latte di fico, con qualche concessione fumé. Indugia sul suo carattere varietale anche al gusto, di notevole corpo, che lentamente si distende per rivelarsi succoso e bello acido.

L’equilibrio d’insieme è garantito anche da fermentazione e successiva sosta del vino per dodici mesi in botti di acacia per la maturazione prima del passaggio in bottiglia. Un piatto di ravioli ripieni di funghi porcini ed erbe aromatiche offrirà un abbinamento molto centrato.

Oltradige e Bassa Atesina

Seguendo invece, da Bolzano, il corso del fiume Adige verso sud si imbocca la Strada del Vino che attraversa l’Oltradige, bacino produttivo che accoglie indistintamente vitigni bianchi e rossi (schiava, pinot nero e vitigni internazionali, pinot bianco, sauvignon e pinot grigio), in cui spicca l’interpretazione identitaria del vitigno schiava attorno al lago di Caldaro.

Si finirà, proseguendo ancora verso sud, nella Bassa Atesina: qui sulla sinistra Adige troverete i comuni considerati storicamente dei veri e propri cru per il vitigno pinot nero, Montagna, Trodena, Egna (con il suo Mazzon), mentre sulla destra Adige sono prediletti il cabernet sauvignon e il merlot per clima e terreni, ma anche chardonnay, pinot bianco, gewürztraminer, pinot grigio e, in altura, il müller-thurgau.

Per quest’ultimo vitigno, l’Alto Adige Feldmarschall von Fenner Müller-Thurgau prodotto da Tiefenbrunner-Schlosskellerei Turmhof è un paradigma. Difficilmente in Italia si riesce a fare meglio con così tanta costanza (lo si produce dal 1972). Siamo in un vigneto della Bassa Atesina di circa tre ettari situato a 1.000 metri di altitudine slm. La vendemmia 2018 del Feldmarschall von Fenner esprime classe e raffinatezza. Freschezza e incisività olfattive sono tratteggiate da profumi di zenzero, erbe di montagna, felce e acetosella e, ancora, crema di limone e pesca bianca a dar forza alla parte fruttata.

La bocca è un capolavoro, rifinita e scintillante per acidità. Tutto il vino comunica un senso di profonda luminosità, con una quota alcolica che ne sfrangia i contorni, conferendo al gusto uno spessore superiore all’atteso, pur rimanendo austero e di grande dirittura e bevibilità. Un esito interessante per le vinificazioni di uve provenienti da zone estreme. Appagante da bere in compagnia anche senza abbinarlo e senza che sia necessario avere un cavatappi perché è chiuso con tappo a vite. Volendolo abbinare darà soddisfazione su gamberoni in pasta fillo al profumo di agrumi oppure preparati in tempura.

Per chiudere, vini rossi a base pinot nero

Per quanto riguarda invece i vini rossi a base pinot nero, come già accennato, le espressioni degne di nota sono da ricercarsi tra quelli prodotti nei vigneti dei comuni più a sud della Bassa Atesina sulla sinistra Adige. Dai vigneti di Glen -frazione del comune di Montagna e vero e proprio “grand cru” per il pinot nero di queste zone-, allevati tra i 450 e i 790 metri di altitudine, arrivano le uve per la produzione dell’Alto Adige Pinot Nero Riserva Burgum Novum 2017 dell’azienda Castelfeder con sede a Cortina.

Il Burgum Novum con l’annata 2018 ha festeggiato le trenta vendemmie: un’esperienza produttiva che lo rende la massima espressione di pinot nero aziendale. La famiglia Giovanett, attiva già dal 1969, attualmente gestisce ottanta ettari di vigneti (di cui oltre undici dedicati proprio al pinot nero). Nel Burgum Novum ritroverete i tratti distintivi del pinot nero di zona.

Il corredo olfattivo richiama con buona intensità la freschezza dei piccoli frutti di bosco, e quindi lampone, mora e fragoline di bosco, corredata da una velatura golosa e speziata; al gusto si presenta equilibrato e saporito, con buona tensione e corretta tessitura tannica. All’impianto gustativo oltre a una maturazione di un anno e mezzo in barrique ha contribuito anche una fermentazione eseguita in tini aperti. Ci sarà da scomodare per l’abbinamento un filetto di manzo al pepe verde.


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