Giornata mondiale della gentilezza, ci ricordiamo ancora cosa significa?

Essere gentili, fa bene, non solo agli altri, ma anche a noi. Abbiamo davvero smesso di essere gentili? Eppure praticare atti di gentilezza permette di rendere il mondo un posto migliore. Forse solo per questo, non vale la pena provarci?

Giornata mondiale della Gentilezza
Foto Unsplash | Kelly Sikkema
newsby Giulia Martensini13 Novembre 2021


Nessun atto di gentilezza, per piccolo che sia, è mai sprecato” Esopo

Immaginiamo per un secondo un mondo dove la gentilezza è un valore e non un’eccezione. Dove le persone si sorridono per strada, dove se sei in difficoltà o hai un problema sai che ci sarà qualcuno disposto a donare una frazione del suo tempo per aiutarti. Un mondo in cui la parola “grazie” ha sostituito il silenzio. Dove due persone con opinioni divergenti non sentono il bisogno di sminuire l’altra persona per far valere il proprio pensiero.

È un mondo troppo utopistico? Eppure, essere gentili è così facile. Ed è anche gratis.

Che cos’è la gentilezza

La gentilezza è più delle azioni. È un atteggiamento, un’espressione, uno sguardo, un tocco. È tutto ciò che solleva un’altra persona” Platone

La giornata mondiale della gentilezza è un evento nato in Giappone, grazie al Japan Small Kindness Movement, fondato nel 1988 a Tokyo. Nella stessa città, due anni prima si era costituito un primo gruppo di organizzazioni riunito nel World Kindness Movement (Movimento mondiale per la Gentilezza). E da lì, si è diffusa in tutto il mondo.

Tutti, chi più, chi meno, hanno un’idea di cosa significhi essere una persona gentile.
Dire “grazie” e “per favore”, non arrabbiarsi con il prossimo, fornire aiuto a chi è in difficoltà, regalare un sorriso anche a chi non conosciamo. Eppure, essere gentili, è talmente fuori moda, che (ammettiamolo) quando qualcuno è disposto ad aiutarci, istintivamente pensiamo che voglia qualcosa, o, peggio, voglia approffittarsi di noi.

 

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Stiamo assistendo a un’eclissi della gentilezza?

“Con la gentilezza si può scuotere il mondo” Gandhi

Ci stiamo sempre più abituando a vivere in un mondo, dove prima vengo io, e dopo vieni tu (forse). Quando qualcuno compie un gesto altruistico, (classico esempio, riportare un portafoglio perso al proprietario con ancora dentro tutti i soldi) viene acclamato come un eroe.

Fare qualcosa senza ottenere niente in cambio, sembra diventato un concetto quasi assurdo. Stiamo perdendo fiducia nelle persone e nell’essere umano. Ma soprattutto, ci stiamo perdendo di vista.
Quando è stata l’ultima volta che, sulla metro, per strada, in coda fuori da un negozio, abbiamo incrociato lo sguardo di un’altra persona? Forse siamo troppo concentrati a guardare il nostro smartphone, o a preoccuparci di noi stessi, e di un futuro che appare -a tratti- così incerto.

Ognuno guarda se stesso. E visto che il nostro istinto innato ci porta a seguire la massa, e a uniformarci con la maggioranza, continueremo a farci gli affari nostri. Senza prestare attenzione, a chi intorno a noi, ci sta chiedendo aiuto.

La deriva antropologica che ha spento la gentilezza è stata accelerata sicuramente da alcuni fenomeni. La crisi economia, la pandemia, il distanziamento sociale. E poi frustrazione, rabbia mischiata a indignazione, risentimento unito a invidia sociale. Tutto questo ha condotto l’essere umano a sentirsi sempre più arrabbiato, preoccupato, finanche impaurito. Sfilacciando sempre più i legami emotivi che ci tenevano assieme.

Perché urlare è più facile che stabilire un dialogo. Arrendersi è più conveniente che combattere le ingiustizie. Girarsi dall’altra parte è più comodo che dare una mano.

Da un certo punto di vista poi, a causa della televisione, stiamo pagando il prezzo di una perdita progressiva di senso civico. Cosa vediamo in tv? Insulti, urla, nessuna parola di autocritica o di dispiacere. E questo non riguarda solo i programmi trash televisivi, ma cosa ben più grave, riguarda molto spesso la nostra classe politica.
Gesti e atteggiamenti, che ripetuti giorno dopo giorno, hanno instillato nei cittadini, una forte mancanza di fiducia nelle istituzioni. Spingendoci a credere che l’egoismo e il turpiloquio siano l’unico modo per far sentire la propria voce.

Essere gentili fa bene, lo dice la scienza

“Sii gentile quando possibile. Ed è sempre possibile” Dalai Lama

Eppure ci sono così tanti benefici ad essere gentili.
Prima di tutto ci fa (tanto) bene alla salute. Un atteggio positivo rafforza le difese immunitarie. Essere cortesi e ben disposti verso il prossimo fa bene al nostro cuore. Diminuendo fino al 40% le possibilità di ictus e infarto rispetto a chi ha un temperamento aggressivo.

La gentilezza è un toccasana durante i litigi. L’aggressività chiama aggressività, mentre, di contro, la gentilezza ha un effetto spiazzante. Davanti a una persona bellicosa, che magari ci sta insultando, proviamo a mostrare le mani aperte, con i palmi verso l’alto, in segno di pace, e sorridergli. L’altro sarà costretto a cambiare registro ed elaborare uno stimolo completamente diverso. Non sempre sarà facile. Ma provare per credere.

Saper sedare un litigio con la gentilezza, è utilissimo anche nei rapporti di coppia. Spesso siamo così impegnati ad aver ragione che perdiamo il quadro generale. Fare un passo indietro, in certi casi, significa farne due in avanti.

Applicare la gentilezza è una strategia vincente anche sul lavoro. Uno studio della Pennsylvania State University, ha dimostrato che i selezionatori di personale scelgono più spesso candidati con alti livelli di gradevolezza, anche a scapito di altri più intelligenti.

Non solo. La gentilezza dà ottimi risultati nel lavoro di gruppo. Un bravo leader è colui che tratta i collaboratori, con equità, gentilezza e considerazione. Il risultato? Sentirsi trattati bene aumenta il coinvolgimento sul lavoro, migliorando le performance e lo spirito di squadra.

La gentilezza è contagiosa

Non c’è dovere più indispensabile del restituire una gentilezza” Cicerone

Ok, abbiamo promesso di essere più gentili con il prossimo, ma chi ci assicura che i nostri sforzi non cadranno nel nulla? La risposta ce la da la scienza: i neuroni a specchio.
Incredibile, ma la gentilezza ( al pari degli sbadigli) è in grado di innescare una specie di effetto domino. Grazie ai neuroni a specchio siamo portati a imitare l’azione e a cogliere le emozioni degli altri. Davanti a una persona che sorride, saremo istintivamente portati a imitarla. Sorridendo a nostra volta. E rendendoci, anche solo per un momento, un po’ più felici.

Un piccolo gesto ogni giorno

“Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso” Anne Herbert

Non importa quanto semplice o quanto piccola, una gioia condivisa non può far altro che produrre nuova gioia. Basta davvero poco per essere gentili. Una parola carina, un gesto spontaneo, un’attenzione in più verso le persone che ci sono vicine.

Regalare un sorriso, donare una bevanda calda a chi si trova per strada, cedere il posto a chi ne ha più bisogno, regalare un fiore a chi si sente triste. Far capire alle persone che no, non siete soli.

E allora, non solo oggi (troppo facile) ma ogni giorno, sforziamoci di alzare la testa e guardare gli altri. Impegnandoci a trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi. Forse, riusciremo a ringraziare una volta in più il cameriere che ci toglie il piatto, tenere aperta la porta a chi sta entrando, aiutare un anziano, regalare un sorriso a un bambino.

Senza pretendere nulla in cambio. Perché dare agli altri, non rende più poveri, anzi, arricchisce e migliora. E aiuta, anche solo per un attimo, a rendere il mondo un posto migliore. La gentilezza è contagiosa, perché va oltre il singolo gesto, moltiplicandosi all’infinito, come i cerchi nell’acqua quando si lancia un sasso.

 

 


Tag: giornata mondiale gentilezza