Russia sempre meno centrale, addio gas di Putin | i 10 punti dell’Europa

Il 46% del gas naturale che arriva in Unione europea è importato dalla Russia: come smarcarsi da questa dipendenza economica? Arriva il piano dell'Aie

Gas naturale, che l'Europa importa massicciamente dalla Russia
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newsby Marco Enzo Venturini4 Marzo 2022


La guerra in Ucraina sta tenendo l’Europa e il mondo con il fiato sospeso, mentre si riflette sul modo più efficace per arginare l’avanzata della Russia. Per farlo, uno degli ambiti più esplorati in queste durissime settimane è quello economico. E se le sanzioni internazionali sono già partite, ci si domanda come i comuni cittadini possano dare il proprio contributo. Ebbene, una modalità sembra esserci. E riguarda uno dei più grossi spauracchi di questo inizio di 2022: l’energia e, per essere ancora più specifici, il gas.

Già prima dell’invasione dell’Ucraina, come noto, l’Europa stava tremando per la crisi energetica e i prezzi sempre più alti di petrolio e gas. Quest’ultimo, in particolare, arriva in enormi percentuali nel nostro continente proprio dalla Russia. Possiamo quindi fare qualcosa noi per mettere in difficoltà Putin, prima che sia lui a mettere in ginocchio la nostra economia? La risposta alla domanda sembra essere sì.

Russia e gas naturale: come l’Europa può ridurre drasticamente le importazioni

A inquadrarla è l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE). Organizzazione internazionale intergovernativa nata da una costola dell’OCSE, ha in questi giorni presentato un piano in dieci punti dall’obiettivo molto chiaro. Si tratta infatti di misure che l’Europa può attuare per superare la propria dipendenza dalle importazioni di gas naturale dalla Russia.

Pale eoliche in un campo
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Come noto, il gas naturale presente in Europa arriva per il 46% proprio dalla Russia. Il piano AIE però illustra dieci modalità per ridurre tale mole di energia in maniera drastica, arrivando addirittura a tagliare un terzo della quota attuale nel giro di un anno. E diverse di queste azioni possono essere perseguite anche dai consumatori. Quindi dai comuni cittadini, ossia noi.

Alcune misure, le più strutturali, sono inevitabilmente a carico dei singoli Stati. Esse includono l’accelerazione su nuovi progetti eolici e solari, la massimizzazione di produzione da bioenergie e nucleare, l’introduzione di tasse ad hoc sui profitti extra degli operatori dell’energia (spesso in affari con la Russia) e l’introduzione di obblighi minimi di stoccaggio nazionale. Ma anche aumentare gli interventi per l’efficienza energetica negli edifici e nell’industria e incrementare il lavoro per gestire stagionalità e picchi di consumo.

E noi? Possiamo dare il nostro contributo diversificando le forniture, sostituendo le caldaie a gas con pompe di calore e non firmando nuovi contratti di fornitura di gas con la Russia. Ma soprattutto con un gesto tanto semplice quanto, sul lungo periodo, potenzialmente di grande efficacia. Ossia abbassando per qualche mese di un grado la temperatura del riscaldamento domestico.

Una manopola per regolare la temperatura del termosifone
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Un piano certamente ambizioso, ma con alcuni punti di attuazione quasi immediata. E nell’attesa di rendere il nostro Pianeta ancora più amico dell’ambiente, tali iniziative possono dare un colpo non da poco all’economia della Russia nei suoi punti di forza verso l’Europa. E, con la guerra in Ucraina in pieno svolgimento, non esiste momento più indicato per darsi concretamente da fare.


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