Guerra in Ucraina, si cominciano a razionare beni alimentari per evitare carenze

Un decreto per permettere ai negozianti di "attutire l'impatto economico dela guerra in Ucraina": ecco chi l'ha adottato e in cosa consiste

Un carrello per la spesa malinconicamente vuoto
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newsby Marco Enzo Venturini31 Marzo 2022


Gli effetti della guerra tra Ucraina e Russia si fanno vedere ben oltre le nazioni in conflitto. Non è certo una novità, dato l’impatto geopolitico, umanitario e anche economico che le operazioni belliche hanno generato da ormai oltre un mese. Ma ormai le iniziative di Paesi anche distanti dalle operazioni belliche cominciano ad assumere contorni estremamente severi. Arrivando addirittura al razionamento dei beni alimentari.

Se infatti il reperimento delle materie prime è complesso da settimane, il costo dell’energia è schizzato alle stelle e le importazioni da Russia e Ucraina sono state drasticamente ridotte, le conseguenze più gravi potrebbero non essersi ancora viste. Ecco dunque chi ha già introdotto il razionamento, in quale misura e quali conseguenze potrebbe avere.

Ucraina e Russia in guerra, ma in Europa scatta il razionamento anche a Ovest

Già in Italia qualcuno si era mosso, ma non a livello nazionale. Nei supermercati si era infatti scatenata la corsa all’acquisto, in particolare di olio di semi. Si tratta non a caso di un prodotto che il nostro Paese importa massicciamente dall’Ucraina. Diversi rivenditori hanno obbligato i clienti a limitare il numero di bottiglie da poter acquistare, ma in Spagna si è andati anche oltre.

Scaffale di un supermercato pieno di bottiglie di olio di semi
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Il governo di Madrid ha infatti introdotto un decreto che consente ai commercianti la possibilità di “razionamento su alcuni prodotti alimentari“. L’iniziativa, si legge, nasce “come parte di ampie misure per attutire l’impatto economico che la guerra in Ucraina sta provocando a livello mondiale“. Si è però scelto di non fare esplicita menzione ai prodotti interessati dal provvedimento. Saranno i singoli negozi a decidere a quali alimenti applicarlo, allo scopo di evitare il rischio di restare senza forniture. Trasformando, quindi, la norma “salva-scorte” in un boomerang.

Il decreto, comunque, estende ciò che in Italia già applicano i supermercati che hanno adottato il razionamento. In Spagna, infatti, i negozi avranno facoltà di limitare temporaneamenteil numero di beni che possono essere acquistati da un cliente“. Questo sarà però possibile “in via eccezionale, quando ricorrono circostanze straordinarie o cause di forza maggiore“. E tra esse figurano le difficoltà di approvvigionamento di prodotti e materie prime di provenienza russa o ucraina.

Immagine di un supermercato dall'alto
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Anche in Spagna, come in Italia, gli autotrasportatori sono in fibrillazione per l’impennata dei prezzi del carburante. I rifornimenti di cibo sono quindi difficoltosi, tanto che Madrid ha ridotto le importazioni di grano dall’Ucraina privilegiando Argentina e Brasile. Resta però il problema dell’olio di semi di mais e soprattutto di girasole (con forniture che toccano il 30% e il 60% del totale). Per evitare problemi, quindi, arriva ufficialmente il razionamento.


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