Donne al lavoro: discriminazione da dove nasce? | Lo studio Usa risponde

I motivi più profondi per cui le donne faticano a fare carriera, sia nel pubblico che nel privato? La risposta è nel lavoro non promuovibile

Gruppo di donne al lavoro insieme a colleghi uomini
Foto | Pixabay | 089photoshootings
newsby Marco Enzo Venturini9 Maggio 2022


Quanto è difficile per le donne avere la giusta valorizzazione sul luogo di lavoro è un tema certamente non nuovo, tornato ancora una volta centrale nella narrazione pubblica dopo il discorso dell’imprenditrice Elisabetta Franchi. Ora però è uno studio dagli Usa a spiegare più nel dettaglio diversi motivi che impediscono a tante di fare carriera al livello dei colleghi maschi.

La ragione starebbe nel “lavoro non promuovibile“, tutte quelle mansioni necessarie al funzionamento di un ufficio ma completamente inutili per fare carriera. E che, guarda caso, spesso gli uomini si rifiutano di fare. Toccano quindi alle donne, che si sentono spesso in dovere di dire di sì. E in questo modo la forbice con i colleghi maschi continua ad ampliarsi.

Donne, perché la carriera non spicca il volo? Cosa succede in ufficio

A inquadrare la situazione in maniera estremamente chiara è Lise Vesterlund, professoressa di Economia all’Università di Pittsburgh. Coautrice del libro ‘The No Club: Putting a Stop to Women’s Dead-End Work‘, la professoressa ha spiegato a ‘The Guardian’: “Le donne si occupano di queste mansioni non per spirito di gruppo. Ma solo perché ci aspettiamo che siano loro ad occuparsene“.

Donna al lavoro
Foto | Pixabay | phmaxiestevez

Nello specifico si tratta di compiti di basso valore, e che impediscono alla propria professionalità di emergere. Negli uffici spesso questo include scrivere i verbali delle riunioni, raccogliere i dati per i premi aziendali, occuparsi dell’ospitalità verso i clienti, selezionare gli stagisti, organizzare cene aziendali, occuparsi dei regali per chi va in pensione. Tutte mansioni che, se l’organico aziendale lo consente, gli uomini delegano alle donne.

Occuparsi di questi compiti di scarso livello magari anche per anni, però, impedisce alle donne di fare carriera. O, nel migliore dei casi, ne rallenta il processo. “Si assumono loro il peso di questi incarichi, perché si sentono in dovere di farlo. Ma se non avanzano a ritmi simili agli uomini, questo è uno dei motivi principali. E non c’è un settore, dagli insegnanti agli ingegneri, dai banchieri ai negozianti, in cui questo non avvenga“, ha spiegato Vesterlund. Infatti è emerso che, se in un luogo di lavoro serve un volontario per un compito non remunerato, le possibilità che lo svolga una dipendente sono del 48% superiori rispetto a quelle che se ne occupi un collega maschio. E questi ultimi si offrono molto più spesso in ambienti di lavoro in cui non hanno colleghe di sesso femminile.

Impiegata al pc
Foto | Pixabay | Claudio_Scott

Lo studio parla chiaro: in media, ogni anno, una donna, rispetto a un collega uomo, trascorre 200 ore in più svolgendo lavoro non promuovibile. Ovvero quelle mansioni che non permettono alla propria carriera di avanzare. Si tratta, in media, di un intero mese di lavoro sostanzialmente buttato via ogni anno. “Lo abbiamo segnalato ai dirigenti dell’azienda. Sono rimasti scioccati, perché l’entità del problema è molto maggiore rispetto a quanto credevano“, ha rivelato Vesterlund. Che ha concluso affermando: “Le donne si sentono in colpa quando dicono di no, perché ci aspettiamo che dicano di sì. E finché non si interverrà su questo aspetto, non sarà mai possibile superare le diseguaglianze“.


Tag: donnelavoroLise Vesterlund