Le donne si laureano di più, ma gli uomini ottengono il lavoro: la ricerca

I risultati dello studio ‘Laureate e laureati: scelte, esperienze e realizzazioni professionali’ di AlmaLaurea sulle carriere di uomini e donne dopo l’università

Le donne si laureano di più, ma gli uomini ottengono il lavoro: la ricerca
(Pixabay)
newsby Alessandro Boldrini14 Febbraio 2022


Non è una novità, ma piuttosto l’ennesima conferma di quanto le disparità di genere a livello occupazionale siano ampie in Italia. La riprova emerge dal rapporto ‘Laureate e laureati: scelte, esperienze e realizzazioni professionali’ realizzato dal Consorzio interuniversitario AlmaLaurea con il sostegno del Ministero dell’Università e della Ricerca. La ricerca, in estrema sintesi, evidenzia come nel nostro Paese le donne si laureino di più e con voti migliori degli uomini, ma ottengono minori possibilità sul piano lavorativo.

Il rapporto, in particolare, analizza il contesto familiare di provenienza, il percorso di studio pre-universitario e le performance di laureate e laureati ed esprime in termini statistici gli esiti occupazionali anche alla luce dell’impatto della pandemia. In totale, gli intervistati sono 291mila laureati nel 2020 e 655mila fra il 2015, 2017 e 2019. In questo modo è stato possibile tracciare un quadro a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. A questo link le infografiche dei risultati.

Scelte formative e performance scolastiche

Partiamo da un dato di fatto. In Italia, le donne sono quasi il 60% dei laureati totali, anche se spesso provengono da contesti familiari meno favoriti. Provengono infatti da famiglie con almeno un genitore laureato il 28,3% delle donne e il 34,3% degli uomini; mentre dal punto di vista socio-economico solo il 21% delle laureate proviene da famiglie di classe elevata, contro il 24,5% dei laureati.

Inoltre, le donne arrivano all’università con migliori performance scolastiche: il voto medio di diploma è infatti 82,5 su 100 (80,2 per gli uomini) e provengono più di frequente dai licei (80,7% le laureate; 68% i laureati). Un’altra conferma giunge dalla scelta dei corsi, con una prevalenza delle discipline tecnico-scientifiche fra gli uomini (39,2%) rispetto alle donne (18,9%).

Anche le performance universitarie – sia in termini di regolarità negli studi sia di voto di laurea finale – pendono a favore delle laureate. Nel primo caso le donne registrano il 60,2% di regolarità contro il 55,7% degli uomini; mentre il voto di laurea medio è di 103,9 su 110 per le prime e per 102,1 per i secondi. Un dato ormai consolidato nel tempo.

Esiti occupazionali: disparità fra uomini e donne

“L’analisi degli esiti occupazionali dei laureati conferma le note differenze di genere, sia nel breve sia nel medio periodo. Ciò si declina non solo in termini di diverse possibilità di inserimento nel mercato del lavoro ma anche di valorizzazione professionale. Il vantaggio degli uomini, infatti, è confermato innanzitutto in termini di tasso di occupazione e di velocità di inserimento nel mercato del lavoro”, si legge nei risultati dello studio di AlmaLaurea.

A cinque anni dal conseguimento del titolo di primo livello, infatti, il tasso di occupazione degli uomini è del 92,4% contro l’86% delle donne. Il dato scende rispettivamente al 91,2% e all’85,2% per i laureati di secondo livello. Ad accentuare il divario, sottolineano i ricercatori, sono stati anche l’impatto della pandemia di Covid-19 e la presenza o meno di figli.

Il “vantaggio” degli uomini emerge anche da alcune caratteristiche del lavoro svolto. Ad esempio l’ottenimento di un contratto a tempo indeterminato a cinque anni dal titolo: per i laureati il tasso è rispettivamente del 67,4% e del 59,1% per primo e secondo livello; per le laureate è del 64,5% nel primo caso e del 52,2% nel secondo. Hanno invece più contratti non standard le donne (17% laureate di primo livello, 18,9% di secondo) degli uomini (12,2% e 11,5%).

Una possibile spiegazione deriva dal fatto che ci siano più laureate (35,8% di primo livello, 24,4% di secondo) che laureati (28,4% e 16,5%). Anche in termini retributivi si conferma il vantaggio persistente della componente maschile, che si mantiene significativo sia a uno sia a cinque anni dal conseguimento del titolo”, si legge ancora. A cinque anni dalla laurea, infatti, gli uomini percepiscono circa il 20% in più con 1.651 contro 1.374 euro per il primo livello e 1.713 contro 1.438 euro per il secondo.


Tag: AlmaLaurealavoroUniversità