Def, verso lo sforamento del deficit oltre il 10%

Il governo dovrebbe ufficializzare nel Documento di Economia e Finanza la richiesta di scostamento del deficit fino a 55 miliardi di euro. Nel Def viene stimata una caduta del Pil per quest’anno all’8%; il debito al 155% del pil

newsby Lorenzo Grossi23 Aprile 2020


Prende forma il Documento di Economia e Finanzia. Per arginare la crisi da Coronavisur, nelle prossime ore il Consiglio dei ministri dovrebbe ufficializzare nel nuovo Def un ulteriore scostamento dagli obiettivi di deficit; il Governo si starebbe infatti apprestando a chiedere al Parlamento un allontanamento dai saldi di bilancio fino a 55 miliardi di euro. In questo modo l’indebitamento complessivo per il 2020 registrato nel Def salirebbe di qualche decimale oltre il 10% (10,4% per la precisione).

La caduta del Pil per quest’anno, inoltre, sarebbe stimata nel Documento di Economia e di Finanza all’8%, ma rimbalzerebbe per il 2021 a +4,7%, con il debito pubblico che salirebbe al 155% del prodotto interno lordo. Insieme alla relazione sullo scostamento di bilancio, il Governo avrebbe deciso anche di sterilizzare le clausole di salvaguardia sull’Iva dal 2021. L’idea promossa dal Consiglio dei ministri è quella di assorbire (e quindi annullare) una volta per tutte le clausole, anche per dare un segnale di stabilità dei conti pubblici rispetto ai mercati finanziari.

Non solo Def: previsti 12 miliardi per rimborsare i debiti scaduti della PA alle imprese

Oltre allo scostamento del deficit nel nuovo Def, nel frattempo si accelera anche sul dossier dei pagamenti ai fornitori. La dotazione che sta valutando il Governo, nell’ambito del prossimo decreto legge Aprile, per rimborsare i debiti scaduti della Pubblica Amministrazione alle imprese è di circa 12 miliardi di euro. Secondo Eurostat, le Pubbliche amministrazioni italiane, alla fine del 2018, avevano 53 miliardi di debiti verso le imprese fornitrici, collocandosi al primo posto tra i paesi Ue. Ammontare che, stando all’ultima relazione annuale di Banca d’Italia (maggio 2019), è diminuito dal 3,2% del Pil del 2017 al 3% nel 2018 e circa 30 miliardi sono legati al ritardo nei pagamenti rispetto alle scadenze contrattuali.

Il tempo medio di pagamento delle PA indicato dal ministero dell’Economia, nel 2018, è stato pari a 54 giorni, ma è calcolato solo sulle fatture pagate, quindi non include le informazioni sulle fatture non ancora pagate, che hanno un tempo medio effettivo superiore, secondo il Centro studi di Confindustria. I termini di pagamento per le PA previsti dalla Direttiva europea sono pari a 30 giorni, elevati a 60 per la sanità. Il meccanismo preso in considerazione potrebbe essere lo sblocca-pagamenti, con anticipazioni agli Enti territoriali che potrebbero venire da Cassa depositi e prestiti, per potenziare la liquidità a disposizione delle aziende.


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