Coronavirus, Draghi lancia l’allarme: “A rischio il futuro dei giovani”

L'ex governatore di Bankitalia e Bce interviene nella giornata inaugurale del Meeting di Rimini: "I sussidi servono a ripartire, ma non bastano"

newsby Francesco Lucivero18 Agosto 2020


È un quadro ben lontano dal potersi definire ottimistico quello dipinto da Mario Draghi nel suo intervento sul palco del Meeting per l’amicizia fra i popoli iniziato oggi a Rimini. Per l’ex governatore di Banca d’Italia e Banca Centrale Europea il problema è legato soprattutto al futuro dei giovani, messo a repentaglio da una crisi imprevista e imprevedibile, causata dalla pandemia di coronavirus che sta sconvolgendo questo 2020.


Draghi: “Ai giovani serve più dei sussidi”

Le parole di Draghi suonano come un forte campanello d’allarme. “Quando la fiducia tornava a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall’esplosione della pandemia – ha affermato -. Essa minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta. Diffonde incertezza e penalizza l’occupazione. Paralizza i consumi e gli investimenti.

“In questo susseguirsi di crisi – ha aggiunto l’economista – i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti. Specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. I sussidi servono a sopravvivere e a ripartire. Ai giovani, però, bisogna dare di più. I sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”.

“Privare un giovane del suo futuro è la più grave forma di diseguaglianza”

Per Draghi diventa così indispensabile investire nella formazione dei giovani, quindi in scuola e università. “La situazione presente – ha affermato – rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e risorse finanziarie.

L’ex governatore di Bankitalia sottolinea anche una ragione morale dietro questo compito, quella legata alla gestione futura dei debiti dello Stato già pesanti, e ulteriormente aggravati dalle conseguenze della pandemia. “Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico – ha ammonito Draghi -. Ciò non è più accettabile oggi. Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza“.

Nessun accenno diretto a Recovery Fund e bilancio Ue

C’era curiosità, da parte degli addetti ai lavori, di un possibile giudizio riguardo al Recovery Fund o al bilancio dell’Unione Europea, ma Draghi ha preferito fare un discorso più generico sul tema, pur sostenendo che l’Europa sia uscita rafforzata dai negoziati di luglio.

“Non dobbiamo dimenticare le circostanze che sono state all’origine di questo passo avanti per l’Europa: la solidarietà che sarebbe dovuta essere spontanea, è stata frutto di negoziati – ha ricordato con una punta d’amarezza l’ex presidente della Bce -. Il passo in avanti dovrà essere cementato dalla credibilità delle politiche economiche”.


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