Confindustria e il post Covid:
“Il recupero del Pil sarà più debole”

Si stima un crollo del 10%. Il monito: "Usare le risorse Ue per le riforme". Bonomi: "Industria locomotrice dʼItalia, dateci velocità". Gualtieri: "Serve un cambio paradigma, possibile migliorare"

Confindustria e il post Covid:
Confindustria e il post Covid: "Il recupero del Pil sarà più debole"
newsby Lorenzo Grossi10 Ottobre 2020


Il Centro studi di Confindustria lancia l’allarme sugli ultimi scenari economici. L’aumento dei contagi da Covid-19 rappresenta “una fonte di incertezza e di preoccupazione sulle prospettive future” con evidenti ricadute sull’economia italiana. Si stima che nel 2020 il Pil registrerà una “caduta storica”, un crollo del 10%: si torna indietro ai livelli di 23 anni fa. La risalita sarà “difficile”.

Le previsioni di Confindustria: 410mila persone in più senza lavoro

Con il pesante impatto dell’emergenza, dice il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, “e un debito pubblico che necessariamente sale, c’è una produzione industriale che fortunatamente rimbalza ed è motivo di orgoglio per noi”, dimostra che l’industria è “un asset importante del Paese, è il locomotore del treno Italia. e avverte: “Tutti i vagoni devono correre. È importante che corra la locomotrice, diamo velocità alla locomotrice”.

Dato il livello del Pil ancora compresso nel resto del 2020, si prevede che i recenti dati positivi sugli occupati non avranno seguito. Il numero di occupati registrerà quindi un -1,8% nella media del 2020 (-410mila persone). Nel 2021, con un recupero incompleto del Pil, la risalita della domanda di lavoro risulterà smorzata e il numero di occupati si aggiusterà verso il basso: -1% (-230mila persone).

Gualtieri: “Serve cambio paradigma, il -9% può migliorare”

All’allarme di Confindustria risponde il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Il rapporto Csc è “solido e condivisibile, molto in sintonia con l’impostazione che abbiamo dato alla Nadef (la Nota d’aggiornamento al Def) e che intendiamo dare al Recovery Plan, partendo proprio dal titolo, la necessità di un cambio di paradigma, perché il problema dell’Italia non è solo fare arrivare la seconda parte della V il più alto possibile ma affrontare i problemi strutturali su andamento del Pil, produttività e occupazione”. E aggiunge che il rimbalzo c’è ed è superiore alle previsioni. Il terzo trimestre sarà molto buono e anche questo -9% che stimiamo è uno scenario che potrebbe essere perfino rivisto al meglio se il quarto trimestre sarà anche di moderata crescita”.


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