Ucraina: a Varese la prima scuola d’Italia con bimbi profughi in classe

Sono due gemellini di terza elementare e una ragazzina di seconda media. La direttrice: "Inserirli, ma dare loro la sensazione di poter tornare in Ucraina"

newsby Luca Perillo9 Marzo 2022



L’Istituto Comprensivo Varese 1 è la prima scuola in Italia ad accogliere i bambini in fuga dalla guerra in Ucraina. Sono due bambini di terza elementare, Maiia e Martin, ospitati nella scuola primaria Giuseppe Mazzini, e una ragazzina di seconda media che si chiama Anastasia. Lei invece frequenterà la scuola secondaria Righi Salvemini.

Varese: viaggio nella scuola che ha accolto i profughi dell’Ucraina


La nostra scuola è da sempre multiculturale. Per questo ci è venuto spontaneo accogliere nelle nostre aule i primi tre bambini provenienti dall’Ucraina. Sono due gemellini, un maschio e una femmina, in terza elementare, e una bambina in seconda media“. Sono queste le parole di Luisa Oprandi, direttrice dell’Istituto Comprensivo Varese 1.

La sua scuola, prima in Italia, già da qualche giorno ospita alcuni piccoli profughi che arrivano dall’Ucraina. “Volevamo ricucire almeno uno strappo tra quelli che hanno dovuto subire, ovvero quello dell’abbandono della loro scuola – ha spiegato la direttrice Oprandi –. Abbiamo deciso, in comunione di intenti con le istituzioni scolastiche territoriali, di inserire da subito nelle classi questi bambini, così da farli sentire inseriti da subito“.

Le diverse esigenze di età e la “didattica della transitorietà”

Le esigenze sono diverse anche a seconda dell’età degli allievi arrivati dall’Ucraina. Così l’istituto Comprensivo Varese 1 ha differenziato l’accoglienza. “Con i due più piccoli abbiamo deciso di permettere alla madre di rimanere in classe con loro, così da poterli aiutare nell’inserimento“, ha spiegato la direttrice.

Intanto il numero di profughi, anche a Varese, rischia di diventare enorme. “Noi siamo pronti ad accoglierne altri, creando quella che viene definita una didattica della transitorietà. Ovvero guidare questi bambini verso un percorso che non li inserisca per forza in questo nostro Paese, ma che dia loro la sensazione di poter rientrare in Ucraina appena sarà possibile“, ha concluso la professoressa Oprandi.


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