Torino, scontenti delle riaperture: ristoratori bloccano la tangenziale

Torino e dintorni hanno vissuto ore di traffico congestionato: i veicoli procedevano a passo d'uomo creando ingorghi. E uno di loro ha deciso di parlare

newsby Sara Iacomussi19 Aprile 2021



La tangenziale di Torino è stata bloccata a sorpresa da tre veicoli che procedevano a passo d’uomo nella mattinata di oggi in direzione sud, all’altezza dello svincolo Statale 24 a Collegno. Si tratta di un gruppo di commercianti, ristoratori e titolari di attività, che protestano contro le regole stabilite dalle riaperture previste dal governo per il prossimo 26 aprile.

Quattro ore di protesta: cosa è successo sulla tangenziale di Torino

La protesta è proseguita fino alle 14, quando poi è stata ripristinata la regolare circolazione. A quell’ora, infatti, i manifestanti hanno deciso di sospendere la loro protesta. La loro iniziativa ha comunque creato diversi problemi al traffico sulla tangenziale di Torino, dove addirittura un’automobile sarebbe finita fuori strada. I maggiori disagi hanno riguardato il tratto che collega Rivoli a Collegno.

Il corteo improvvisato si è creato all’altezza di Rivoli e progressivamente ha visto una trentina di veicoli unirsi ai promotori dell’iniziativa. Non senza generare chilometri di coda lungo la tangenziale di Torino, dove poi sono intervenuti Digos e Polizia Stradale. Alcuni dei manifestanti sono stati identificati.

I motivi dell’iniziativa, parla un ristoratore: “Chiediamo protocolli precisi”

Uno di loro ha deciso di parlare con ‘Repubblica’, spiegando i motivi dell’iniziativa. Si è presentato come Marco, non aggiungendo il suo cognome ma solo il suo lavoro: ristoratore. “Siamo qui per rappresentare il popolo – ha spiegato dalla tangenziale di Torino –. Devono farci riaprire, non possiamo più accontentarci di briciole. Servono protocolli precisi, che abbiano un senso e ci permettano di lavorare e di vivere“.

Lui, come gli altri ristoratori di Torino, denuncia l’assenza di “aiuti adeguati. “Io ad esempio per un soffio ho perso la possibilità di essere aiutato – ha spiegato –. Le mie perdite sono state del 29,7% e non del 30% come richiesto. Uno scarto minimo, che mi costa 30 mila euro. Qui non ci sono sigle, solo persone che rappresentano il popolo e vogliono lavorare. Abbiamo preso questa iniziativa perché ci devono ascoltare. E siamo pronti ad andare avanti“.


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