Smart Working: il lavoro a distanza piace, ma non a tutti gli italiani

Lo indicano i risultati di un sondaggio condotto da Swg. Tra i lati positivi vengono elencati il migliore equilibrio tra vita privata e professionale e l’impatto sull’umore

Smart working, un lavoratore collegato da casa
Foto: Pixabay | gracinistudios
newsby Alessandro Bolzani21 Marzo 2022


L’ultimo decreto Covid, datato 17 marzo 2022, ha prorogato lo smart working fino al 30 giugno 2022, dando ai lavoratori più tempo per prepararsi al ritorno in presenza (che per alcune categorie è già avvenuto). Ciò non significa che da luglio il lavoro agile sparirà nel nulla, ma quantomeno subirà una trasformazione che lo porterà a essere meno prevalente rispetto agli ultimi due anni. Per gli italiani questo parziale abbandono allo smart working sarà doloroso? O sarà percepito come la fine di una brutta esperienza? I risultati di un nuovo sondaggio, condotto da Swg, aiutano a dare una risposta a queste domande.

Il 61% degli intervistati promuove lo smart working

L’indagine di Swg ha dimostrato che la percezione dello smart working varia molto da una persona all’altra. La maggior parte degli intervistati (il 61%) ha fornito una valutazione positiva del lavoro a distanza, visto come una grande opportunità per migliorare l’equilibrio tra vita professionale e privata. Per il 49% dei partecipanti, invece, l’esperienza è stata meno positiva e alla lunga ha rappresentato una costrizione a stare chiusi in casa.

Per quanto riguarda l’impatto sul piano meramente lavorativo, lo smart working ha avuto sia effetti positivi che negativi. Alcuni partecipanti al sondaggio hanno riferito di un complessivo peggioramento delle relazioni con i colleghi e con il proprio responsabile. È però molto diffusa l’opinione che lo smart working abbia contribuito a migliorare le prestazioni lavorative e a ottimizzare le tempistiche per lo svolgimento di attività ritenute poco utili.

L’impatto più grande si è verificato sul piano personale. Per molti partecipanti la possibilità di lavorare da distanza ha migliorato le condizioni di vita generali e reso più semplice la gestione dei figli. In generale, lo smart working ha portato dei benefici all’umore e alle relazioni con i famigliari conviventi. Tuttavia, il 31% degli intervistati ha segnalato un impatto negativo di questa forma di lavoro sulla propria condizione psicofisica. Gli effetti dello smart working, sia positivi che negativi, si sono rivelati più accentuati tra le donne. Di fronte alla prospettiva di una futura regolamentazione del lavoro a distanza, il 37% dei partecipanti all’indagine ritiene che la soluzione migliore sarebbe la stipulazione di un accordo individuale tra lavoratore e impresa.


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