Ponte Morandi, Consulta: “Legittimo escludere Aspi da ricostruzione”

La Corte: "La decisione del legislatore di non affidare ad Autostrade la ricostruzione del Ponte è stata determinata dalla eccezionale gravità"

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newsby Luca Servadei9 Luglio 2020


La Corte Costituzionale si è espressa e ha giudicato non illegittima l’esclusione di Autostrade per l’Italia dai lavori di ricostruzione del Ponte sul Polcevera, a Genova, decisa dal governo. La Consulta ha infatti chiarito che “la decisione del legislatore di non affidare ad Autostrade la ricostruzione del Ponte è stata determinata dalla eccezionale gravità della situazione che lo ha indotto, in via precauzionale, a non affidare i lavori alla società incaricata della manutenzione del Ponte stesso“.

L’impugnazione davanti al Tar della Liguria

In seguito al crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto del 2018 e che provocò la morte di 43 persone, venne varato un decreto – il numero 109, detto anche Decreto Genova – con il quale si prevedeva la nomina di un commissario straordinario per la ricostruzione del viadotto, escludendo Aspi dalla possibilità di partecipare al ripristino dell’opera. Autostrade per l’Italia, dal canto proprio, riteneva di avere l’obbligo di ricostruire il viadotto in quanto società concessionaria del tratto e decise di impugnare il decreto davanti al Tar della Liguria. Quest’ultimo ha posto la questione di legittimità costituzionale, a proposito della ragionevolezza e non arbitrarietà delle decisioni assunte dall’esecutivo, sulla quale la Consulta si è espressa nella giornata di ieri.

L’ultimatum di Conte: “O proposta seria o revoca”

Dopo il parere della Corte, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha lanciato un vero e proprio ultimatum ad Aspi. “Il caso Autostrade per l’Italia si trascina da troppo tempo. Ma la procedura di revoca è stata avviata e ci sono tutti i presupposti per realizzarla, perché gli inadempimenti sono oggettivi, molteplici e conclamati“, l’affondo del premier. “O arriva una proposta della controparte che è vantaggiosa per lo Stato oppure procediamo alla revoca, pur consapevoli che comporta insidie giuridiche“, ha aggiunto Conte. Il termine è “entro questo fine settimana“, ha ribadito il presidente del Consiglio a “La Stampa”. Ed “è una decisione di tale importanza che il governo la porterà in CdM“.


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