Pizza: che beffa per Flavio Briatore dopo la polemica social

La più autorevole classifica italiana del settore non lo colloca tra i primi 100 posti, battuto nettamente dalle pizzerie tradizionali napoletane

Pizza e la polemica con Briatore
Foto | Pixabay | Hans Braxmeier
newsby Lorenzo Grossi7 Agosto 2022


La querelle tutta social che qualche settimana fa ha diviso Flavio Briatore e la pizza tradizionale napoletana ha portato a un primo round vinto dai pizzaioli partenopei. Crazy Pizza, il brand di pizze gourmet dell’imprenditore cuneese, non è tra le 50 cinquanta pizzerie della più autorevole classifica italiana del settore, 50 Top Pizza. Non è neanche tra le prime 100, se è per questo.

Va detto che le due sedi italiane di Crazy Pizza, quelle di Roma e di Milano, hanno aperto rispettivamente il 15 febbraio poche settimane dopo e le guide sono lavorate sempre con molti mesi di anticipo rispetto a quando vengono presentate. Resta il fatto, tuttavia, che 50 Top Pizza, creata nel 2017 e in breve affermatasi come la principale guida del settore, ha un approccio assai tradizionale alla materia. Ha spesso premiato locali in cui la margherita costa poco. Proprio quello che Briatore contesta. “Ma come fanno a far pagare una pizza quattro o cinque euro?”, si chiese nei giorni della polemica.

La pizza tradizionale batte Flavio Briatore, che vorrà rifarsi l’anno prossimo

Insomma, con queste premesse l’esclusione della pizza al Pata Negra (65 euro), al salame&Gorgonzola (23,50 euro) e al Tartufo (52 euro) proposte nei locali di Flavio Briatore non sorprende affatto. Meglio, molto meglio, per i curatori di 50 Top Pizza, rinomati maestri classicisti che vendono la margherita a 6 euro. Come Francesco Martucci che si piazza al primo posto della classifica col suo locale casertano, i Masanielli. Come Ciro Salvo di 50 Kalò a Napoli, secondo classificato, che propone la Marinara addirittura a 5 euro. O come Diego Vitagliano con la sua pizzeria 10 a Napoli. Un podio tutto campano da cui è escluso, con un po’ di scalpore, il maestro assoluto della pizza italiana degli ultimi anni, Franco Pepe, che con il suo Pepe in Grani a Caiazzo (Caserta), quest’anno scivola al 14° posto.

La regione Campania si accaparra l’intero podio. Occupa poi sei dei primi dieci posti e trenta dei primi cento. Ma c’è spazio anche per regioni insospettabili come il Veneto, che conquista il quarto posto con i Tigli di San Bonifacio (Verona) di Simone Padoan. E nella top ten figurano anche due locali romani (Seu Pizza Illuminati al sesto posto e 180g Pizzeria Romana all’ottavo) e un classico milanese, Dry, al nono posto.


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