Fase 2, il mondo della scuola protesta a Torino: “Serve coerenza”

"Più organico, meno alunni per classe, no ai licenziamenti" chiede la rappresentante di Cub Scuola, Giulia Bertelli

newsby Sara Iacomussi28 Maggio 2020



“Serve coerenza, vogliamo chiarezza, chiediamo al presidente Cirio di prendere posizione per avere più organici, meno alunni per classe, dire no ai licenziamenti e perorare la causa del concorso riservato ai precari”. Così Giulia Bertelli, rappresentante di Cub Scuola, ha spiegato i motivi della manifestazione svoltasi nella mattinata di giovedì in Piazza Castello a Torino, davanti alla sede della Regione Piemonte.

Le richieste del personale scolastico

La prima questione sollevata dai manifestanti nei confronti delle istituzioni riguarda il numero di alunni per classe: “Per tornare in aula a settembre serve rimodulare il numero di alunni nelle classi entranti – ha dichiarato la referente del sindacato di base –: se non viene ridotto a quindici ci sarà una turnazione, metà ragazzi a casa metà in classe. Questo non è il modo giusto di fare didattica”.

Una situazione che, secondo Bertelli, avrà inevitabili conseguenze anche sull’organico a disposizione delle scuole: “Ci sono molti docenti che stanno andando in sovrannumero: senza la riduzione del numero di alunni per classe molti insegnanti perderanno il loro posto e non ci saranno nuove assunzioni in numero adeguato per aprire le scuole in sicurezza“.

Il nodo delle assunzioni e della stabilizzazione

Alle questioni principali si legano temi consequenziali, secondo quanto dichiara Giulia Bertelli: “Stiamo assistendo a una bagarre istituzionale sul concorso per la scuola superiore che non vedrà il suo compimento entro un tempo dato perché ci si è incaponiti sul fatto che non ci possa essere stabilizzazione del personale dopo 36 mesi. A questo proposito vorrei dire che sarebbe possibile farla: nel resto d’Europa chi insegna per 36 mesi viene stabilizzato, mentre in Italia i colleghi che superano questo termine fanno causa allo Stato per avere un risarcimento. Forse, a livello economico, conviene più che il personale in questione venga assunto”.

“Poi c’è la questione del licenziamento di decine di insegnanti con diploma magistrale – aggiunge la rappresentante di Cub Scuola -, che colpirà inevitabilmente anche la continuità didattica: nelle aziende c’è stato un decreto che ha bloccato i licenziamenti per cinque mesi, per gli insegnanti questo non è avvenuto”.

Bocciata la didattica a distanza

Anche la didattica a distanza non ha affatto convinto i manifestanti, che puntano il dito contro il governo: “C’è stato un forte investimento che si è perso nel tempo – chiosa Giulia Bertelli –: i device sono arrivati adesso e i ragazzini che non avevano la possibilità di avere già a casa dei supporti hanno subito un danno dal punto di vista dell’istruzione. Il 30% degli alunni è rimasto fuori dalla didattica a distanza, dimostrazione che non si tratta di un sistema vincente”.

 


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