Ex Ilva, è il giorno della sentenza: condannati i fratelli Riva e Vendola

I tre uomini sono tra i 47 imputati (44 persone e tre società) del processo Ambiente Svenduto, riguardante l’inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico

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newsby Alessandro Bolzani31 Maggio 2021


Fabio e Nicola Riva, gli ex proprietari e amministratori dell’Ilva, sono stati condannati, rispettivamente, a 22 e 20 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Taranto. I due fratelli sono tra i 47 imputati (44 persone e tre società) del processo Ambiente Svenduto, riguardante l’inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico. Rispondono in concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. I pubblici ministeri avevano chiesto la condanna a 28 anni di reclusione per Fabio Riva e a 25 anni per Nicola Riva.

Ex Ilva, condannato anche Nichi Vendola

Oltre ai fratelli Riva, anche Nichi Vendola, l’ex presidente della Regione Puglia, è stato condannato a 3 anni e mezzo di reclusione. Nei suoi confronti, la procura aveva chiesto la condanna a 5 anni. Vendola è accusato di concussione aggravata in concorso, in quanto, secondo la tesi degli inquirenti, avrebbe esercitato pressioni su Giorgio Assennato, l’ex direttore generale di Arpa Puglia, per rendere più “morbida” la posizione dell’agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva.

Mi ribello ad una giustizia che calpesta la verità”, ha dichiarato Nichi Vendola dopo la sentenza. “È come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l’ombra di una prova. Una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare colpisce noi, quelli che dai Riva non hanno preso mai un soldo, che hanno scoperchiato la fabbrica, che hanno imposto leggi all’avanguardia contro i veleni industriali. Appelleremo questa sentenza, anche perché essa rappresenta l’ennesima prova di una giustizia profondamente malata”.

Le altre condanne

Girolamo Archinà, l’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva, è stato condannato a 21 anni e 6 mesi di carcere. Luigi Capogrosso, l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, invece, dovrà scontare 21 anni di reclusione. L’ex consulente della procura Lorenzo Liberti è stato condannato a 17 anni e sei mesi di carcere. La Corte d’Assise di Taranto, inoltre, ha disposto la confisca degli impianti dell’area a caldo che furono sottoposti a sequestro il 26 luglio 2012 e delle tre società Ilva spa, Riva fire e Riva Forni Elettrici.

Giorgio Assennato è stato condannato a due anni di reclusione con l’accusa di favoreggiamento nei confronti di Vendola. Secondo il pm, che aveva chiesto la condanna a un anno, l’ex direttore generale dell’Arpa avrebbe taciuto le pressioni subite dall’ex governatore. Assennato, che ha sempre negato questa accusa, aveva rinunciato alla prescrizione.


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