Covid, Mattarella invita a non abbassare la guardia: “Ancora non c’è la vittoria finale”

Il presidente della repubblica ha però sottolineato che “sentiamo che il periodo più drammatico è alle nostre spalle. La scienza è stata decisiva”

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Newsby Alessandro Bolzani 28 Ottobre 2022

Dopo oltre due anni e mezzo di pandemia, non possiamo ancora proclamare la vittoria finale sul Covid-19”. Lo ha dichiarato Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica, in occasione della celebrazione al Quirinale de “I Giorni della ricerca” Airc. “Dobbiamo ancora fare un uso di responsabilità e precauzione. La sanità pubblica ha il compito di mantenere alta la sicurezza soprattutto dei più fragili, dei più anziani, di coloro che soffrono per patologie pregresse”.

Mattarella: “Senza vaccini oggi ci sarebbero molte migliaia di morti in più”

Mattarella ha però sottolineato che “sentiamo che il periodo più drammatico è alle nostre spalle. La scienza è stata decisiva. Come lo è stata la dedizione del personale sanitario, in ogni ruolo. Come lo è stata la solidarietà, nelle sue più diverse espressioni, a tutti i livelli: dai gesti semplici di aiuto tra le famiglie, nelle comunità, alle scelte comuni compiute dall’Unione europea. Senza l’ammirevole impegno della scienza per individuare i vaccini, scoperti e prodotti in tempi record, anche grazie alle scoperte realizzate nella lotta contro il cancro, oggi saremmo costretti a contare molte migliaia di morti in più”.

Se oggi possiamo, nella gran parte dei casi, affrontare il Covid come se si trattasse di un’influenza poco insidiosa, è perché ne è stata fortemente derubricata la pericolosità per effetto della vaccinazione; della grande adesione alla vaccinazione, dovuta all’ammirevole senso di responsabilità della quasi totalità dei nostri concittadini, sollecitati a farvi ricorso dalla consapevolezza di salvaguardare, in tal modo, la salute propria e quella degli altri”.

“La pandemia ha evidenziato i limiti del Servizio sanitario nazionale”

Mattarella ha anche sottolineato che la pandemia ha evidenziato i limiti del Servizio sanitario nazionale e “quanto è prezioso per il suo carattere universalista, cioè la vocazione a proteggere tutti i cittadini senza esclusioni”. Al tempo stesso, “abbiamo toccato con mano anche i limiti delle nostre strutture e della nostra organizzazione sanitaria, così come si è evoluta nei decenni. Anche nel campo della sanità, così essenziale a pieno diritto di cittadinanza, siamo chiamati a usare al meglio le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per accrescerne l’efficienza”.

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