Coronavirus, la protesta: “Guistizia e verità per vittime Trivulzio”

La figlia di una donna morta al Pio Albergo Trivulzio: "Me l'hanno ammazzata, non mi dicevano la verità"

newsby Luca Perillo22 Maggio 2020



“Siamo qui per un abbraccio simbolico e chiedere giustizia e verità per le tante morti che tragicamente, si somigliano tutte”. Queste le parole di Alessandro Azzoni, portavoce del comitato Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio, durante la manifestazione simbolica fuori dai cancelli del Pio Albergo Trivulzio a Milano, struttura finita al centro dell’attenzione non solo da parte dei media ma anche, e soprattutto, da parte degli inquirenti per la gestione interna della pandemia di coronavirus. Obiettivo dei manifestanti quello di continuare a tenere alta l’attenzione sulla questione per non dimenticare le numerose vittime tra gli ospiti della struttura.

Le testimonianze dei parenti delle vittime

Straziante il racconto di una figlia, ex dipendente del Pio Albergo, che non si dà pace per la morte della mamma: “Sono riuscita a vederla solo al cimitero, le ho detto ‘Mamma, ti ho portato a morire’. Mi hanno tradito due volte, prima perché ci ho lavorato, e poi perché non mi hanno detto la verità, non mi lasciavano entrare. Avevo lasciato il lavoro a dicembre, se avessi continuato avrei visto tutto. Nemmeno le persone che conoscevo hanno mai voluto darmi informazioni sulle condizioni di mia madre. Ha sofferto per cinquanta giorni, loro me l’hanno ammazzata: non ne avevano diritto”.

È morto dalla sera alla mattina, l’han mandato fuori a morire, non lo hanno mica lasciato morire qui – racconta una donna che ha perso il proprio marito –. Ho ricevuto una chiamata dall’ospedale che mi aveva avvertito delle gravissime condizioni, mentre dalla struttura mi assicuravano sempre che stesse bene, dicevano che non parlava perché aveva sonno, che era stato eseguito il tampone e il risultato era negativo: invece è successo”.

L’appello del comitato

“Abbiamo chiesto oggi di poter incontrare i nostri cari, anche attraverso un vetro, con tutte le misure di sicurezza necessarie – spiega Alessandro Azzoni -, perché siamo sicuri che ai sopravvissuti basterebbe un piccolo gesto per poterli rinfrancare, per poter dire loro che non sono stati abbandonati”.

“Dopo tutto quello che è successo, anche questa possibilità ci è stata negata – denuncia il portavoce del comitato, a conclusione del suo appello –. Le morti dei nostri anziani sono le morti di tutti”.

 


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