Coronavirus, allo studio “Fase 2” per macroaree: verifica in 15 giorni

Gli esperti incaricati per fornire al governo le linee guida per organizzare la fine del lockdown starebbero valutando l’ipotesi di una riapertura differenziata per macroaree a seconda della diffusione del contagio

Coronavirus, allo studio “fase 2” per macroaree (Pixabay)
Newsby Jennifer Caspani 17 Aprile 2020

Nella “Fase 2” le riaperture potrebbero essere diversificate per macroaree, in base ai numeri dei contagi da coronavirus.
Gli ultimi dati sull’andamento epidemiologico della pandemia di coronavirus in Italia fanno ben sperare sull’avvicinamento della “Fase 2”. Gli esperti incaricati per fornire al governo le linee guida per organizzare la fine del lockdown starebbero valutando l’ipotesi di una riapertura differenziata per macroaree a seconda della diffusione del contagio. L’ipotesi, stando a quanto riporta Ansa, sarebbe quella di adottare misure differenti al nord, centro e sud Italia, monitorando l’evoluzione del quadro dopo 15 giorni per verificare l’efficacia delle strategie adottate nelle diverse aree.

Misure più stringenti dove la diffusione del coronavirus è maggiore

Le misure dovrebbero essere più stringenti nelle aree colpite da un maggior numero di contagi da coronavirus, dove potrebbero restare in vigore le restrizioni agli spostamenti sia all’interno della macroarea sia tra una macroarea e l’altra. Nelle Regioni che contano minor contagi, invece, potrebbero essere attuate riaperture più estese.

Non è da escludere, inoltre, la possibilità di ulteriori suddivisioni all’interno delle stesse macroaree. Guardando al nord, infatti, il quadro di alcune Regioni, quali Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia, è sensibilmente differente rispetto ad altre, come Piemonte, Lombardia e Veneto.

Coronavirus, Iss: “Cautela nella fase 2”

Nella conferenza stampa organizzata dall’Iss (Istituto superiore di sanità), Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss, ha annunciato che la fase di riapertura andrà fatta “con grande cautela“, raggiungendo i contatti e sorveglianza del numero dei ricoveri. “Dovremo ripensare e riorganizzare la nostra organizzazione della vita sia nei trasporti che nel lavoro e nelle attività quotidiane”, ha dichiarato Brusaferro, aggiungendo che i dati sulla pandemia in Italia raccontano la “storia di un Paese con livelli di circolazione diversi” in base alle Regioni.

Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive, ha aggiunto che le “zone rosse torneranno ad essere una delle misure importanti quando non ci sarà più il lockdown del paese”.

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