Attacco in Congo, perché il convoglio viaggiava senza scorta?

Secondo il World Food Programme e alcune fonti d’intelligence, citate dall’AdnKronos, lo spostamento nella regione era stato autorizzato dal governo locale. La polizia congolese, tuttavia, sostiene che le forze dell’ordine non fossero a conoscenza della visita dell’ambasciatore nella zona

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Congo, dopo l'attentato i pacificatori dell'Onu e le forze armate congolesi scortano il veicolo che trasporta l'ambasciatore Luca Attanasio (Guerchom Ndebo/Getty Images)
newsby Alessandro Bolzani23 Febbraio 2021


Nonostante i passi avanti compiuti nelle ultime ore, restano ancora molti punti da chiarire sull’attentato in Congo nel quale hanno perso la vita l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo. Uno dei dubbi più grandi riguarda la ragione per cui il convoglio del World Food Programme (Wfp) viaggiava senza scorta. In una nota, l’agenzia dell’Onu ha sottolineato che prima dell’agguato “era stato autorizzato il viaggio su quella strada senza una scorta di sicurezza”. “La situazione è molto delicata. Si sta lavorando, si sta cercando di capire”, ha reso noto il Wfp all’AndnKronos. Anche alcune fonti d’intelligence, citate dall’agenzia di stampa, ribadiscono che il governo locale aveva autorizzato il movimento senza scorta del convoglio.

La presenza del convoglio nella regione non era nota

Questa versione dei fatti non è però confermata dalla polizia congolese. Come riportato dall’agenzia tedesca “Dpa”, il generale Abba Van ha dichiarato che le forze di sicurezza non erano state informate della visita dell’ambasciatore nella zona e si è detto “sorpreso” del fatto che il diplomatico si fosse recato nella regione senza una scorta nutrita. Anche il ministro dell’Interno della Repubblica Democratica del Congo ha rilasciato delle dichiarazioni simili. In particolare, ha sottolineato che le autorità provinciali del Nord Kivu non erano al corrente della presenza dell’ambasciatore sul loro territorio. Per tale ragione non hanno potuto in alcun modo assicurare la sua sicurezza.

La dichiarazione del vice primo ministro dell’Interno

I servizi di sicurezza e le autorità provinciali non hanno potuto né assicurare misure particolari di sicurezza del convoglio, né accorrere in aiuto, in mancanza di informazioni sulla sua presenza in questa parte del Paese nota come instabile e in preda a certi gruppi armati ribelli, nazionali e stranieri”. È quanto si legge in un comunicato del vice primo ministro dell’Interno, citato dal sito congolese Actualité.Cd.

Il movente

Un altro punto della vicenda ancora da chiarire è il movente degli aggressori. L’ipotesi più accreditata resta quella del tentato rapimento. Il governatore Carly Nzanzu Kasivita, in una dichiarazione riportata dai media del Congo, ha dato credito alla teoria che l’obiettivo del commando fosse chiedere un “riscatto”, precisando che sul posto, una volta allertati, si sono recati i ranger dell’Istituto congolese per la conservazione della natura e i militari dell’esercito. Secondo Kasivita “c’è stato uno scontro a fuoco” e “gli aggressori hanno ucciso la guardia del corpo e l’ambasciatore”.


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