Ue, i colossi tech tirano un sospiro di sollievo: la nuova legge slitta al 2023

Il Digital Markets Act era inizialmente atteso per l’ottobre di quest’anno, ma l’Ue ha bisogno di più tempo per metterlo a punto

Digital Markets Act Ue
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newsby Alessandro Boldrini9 Maggio 2022


Possono tirare un sospiro di sollievo i colossi dell’industria tecnologica che operano in Europa. La nuova legge europea che ne limita il raggio d’azione in Ue è infatti destinata a slittare di alcuni mesi e non entrerà in vigore prima della primavera del 2023.

Ad annunciarlo, come riportano alcuni siti specializzati, è stata nei giorni scorsi la commissaria europea per la Concorrenza Margrethe Vestager. Intervenendo sul palco della conferenza annuale dell’International Competition Network di Berlino, Vestager ha fatto sapere che la nuova norma antitrust entrerà in vigore la prossima primavera e non più nell’ottobre di quest’anno, come annunciato in un primo momento. La commissaria ha poi assicurato la Commissione sarà presto pronta ad applicare le misure nei confronti delle cosiddette aziende “gatekeeper”. Chi sono? E qual è il motivo del ritardo di questa legge?

Ue, la Commissione mette nel mirino i “gatekeeper” con il Digital Markets Act

Partiamo dal primo interrogativo. L’Ue identifica come “gatekeeper” quelle compagnie che hanno una capitalizzazione di mercato superiore ai 75 miliardi di euro o entrate annue di almeno 7,5 miliardi. Inoltre, devono offrire determinati servizi (social, browser o altro) con almeno 45 milioni di utenti mensili e 10mila utenti business all’anno. Fra queste rientrano ad esempio colossi quali Amazon, Apple, Google, Meta e Microsoft.

Digital Markets Act Ue
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Il Digital Markets Act vieta ai big tech l’utilizzo di alcune pratiche oppure impone di garantire alcune funzioni specifiche. Come ad esempio l’interoperabilità fra i sistemi di messaggistica, oppure la possibilità di scaricare app da uno store alternativo. In caso di violazioni, la Commissione Ue ha stabilito pene severe: sanzioni fino al 10% del fatturato globale che possono salire fino al 20% in caso di violazioni ripetute.

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Stando a quanto previsto dal Dma, i gatekeeper avranno tre mesi di tempo per dichiarare il proprio status alla Commissione. A seguire, serviranno altri due mesi per ricevere la conferma da parte dell’Unione. Questo periodo d’attesa, insieme allo slittamento della legge antitrust, significa che il Digital Markets Act non produrrà alcun effetto concreto a livello legislativo prima della fine del 2023.

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Secondo Vestager, i ritardi sono collegati alla realizzazione di nuove strutture interne alla Commissione, oltre all’assunzione di personale, sistemi informatici e la realizzazione della normativa legale valida per ciascuna procedura. “I nostri team sono attualmente impegnati con la preparazione di tutto questo – ha dichiarato la commissaria per la Concorrenza –. Puntiamo ad arrivare con le nuove strutture pronte molto presto”.


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