Corea del Sud, stop al monopolio di Apple e Google sull’acquisto di app

I due colossi tech dovranno aprire i loro market store ad altre forme di pagamento, rinunciando a parte delle commissioni sull’acquisto delle applicazioni. Il Paese asiatico apripista nel resto del mondo?

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(Unsplash)
newsby Alessandro Boldrini31 Agosto 2021


Importante svolta in Corea del Sud, dove una legge obbligherà Apple e Google ad aprire i loro app store ad altre forme di pagamento, mettendo così a serio rischio la percentuale di entrate dei due colossi data dalle redditizie commissioni su ogni transazione digitale. A renderlo noto è il Wall Street Journal. Il quotidiano statunitense spiega che la proposta di legge approvata dal Parlamento sudcoreano diventerà effettiva solo dopo la firma e la ratifica del presidente Moon Jae-in.

App e monopoli, svolta sudcoreana

Il testo – ribattezzato ‘Legge di prevenzione dell’abuso di potere di Google’ – entrerà in vigore come emendamento all’attuale normativa che regolamenta il mercato delle telecomunicazioni in Corea del Sud. La legge impedirà inoltre agli operatori di rimandare senza una valida giustificazione l’approvazione delle app né potrà cancellarle dagli store. L’obiettivo dichiarato è quello di evitare ritorsioni nei confronti degli sviluppatori di applicazioni.

In caso di inottemperanza, l’Ente regolatore dei media coreani potrà sanzionare le compagnie con una multa pari fino al 3% dei ricavi realizzati nel Paese. Così, l’iniziativa dei legislatori sudcoreani è finita nel mirino di molti osservatori di oltreoceano. Sia l’Unione Europea sia gli Stati Uniti stanno infatti pensavo di adottare norme simili, come confermato al Wsj da Yoo Byung-joon, professore alla Seul National University.

Le critiche di Apple e Google

Se da un lato c’è chi vede questa mossa come il primo passo verso la creazione di un ecosistema digitale più sano; dall’altro c’è anche chi la ritiene negativa e potenzialmente dannosa. In primis, ovviamente, Apple e Google, che hanno sollevato dei dubbi sul rischio di esporre gli utenti a frodi e violazioni dei dati personali con l’utilizzo di metodi di pagamento ‘esterni’. Cioè non filtrati dagli stessi proprietari dei market store.

Wilson White, responsabile delle pubbliche relazioni per Google, ha detto al Wsj che “il processo accelerato” che ha portato a questa legge “non ci ha permesso di eseguire un’analisi completa sull’impatto negativo che questa potrà avere su “utenti e sviluppatori di applicazioni”. Quel che è certo è che la normativa sudcoreana potrà avere un impatto (seppur minino) sugli introiti dei due colossi di Cupertino. Specie se altri Paesi decideranno di replicarla.

Prime aperture dei due colossi

Complessivamente, nell’ultimo anno servizi come quelli dell’app store hanno fruttato 53,8 dei 274,5 miliardi di dollari di entrate per Apple. Google Play e altri strumenti della sezione ‘Google e altro’ hanno invece prodotto ricavi per Alphabet pari a 21,7 miliardi di dollari sui 182,5 totali. Nel frattempo, mentre Ue e Stati Usa si stanno attrezzando per contrastare i monopoli tra leggi e cause legali, le due compagnie sono corse ai ripari.

E hanno fatto delle concessioni. L’anno scorso, ad esempio, Apple ha ridotto le sue commissioni al 15% (dal 30 attuale) per gli sviluppatori più piccoli; quelli cioè con entrate inferiori a un milione di dollari. Analogamente, anche Google ha fatto lo stesso. Infine, la casa madre degli iPhone ha annunciato che permetterà ai creatori di app di utilizzare le informazioni raccolte – come gli indirizzi e-mail – per comunicare agli utenti le alternative al sistema di pagamento di Apple.


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